Spaghetti con fave e salame

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I commenti che di volta in volta lasciate nel mio blog sono un toccasana per l’anima, anche quando sono critici perchè mi aiutano a crescere e migliorarmi. Senza lettori il blog non avrebbe motivo di esistere e invece, ormai a quasi due anni dalla sua nascita, posso dire di essere molto soddisfatta e le visite sono sempre più in aumento. Non sono i numeri quelli che mi interessano, ma il calore delle persone che mi seguono e che magari provano le mie ricette e chiedono ulteriori spiegazioni o mi suggeriscono modifiche. Voi siete il blog! E mi perdonerete se ultimamente non riesco a rispondervi in tempo reale, ma spesso anche a distanza di settimane e se non riesco a pubblicare molte ricette: devo riprendermi perchè, sarà la primavera, ma sento una gran voglia di dormire in questi giorni, senza contare gli impegni giornalieri che si accavallano l’uno sull’altro. Io però ci sono sempre e la mia mente, forse un po’ malata, è sempre presente!

Beh, ma visto che il tempo è poco, non perdiamoci in sdolcinati sviolinamenti che, tra l’altro, non fanno neanche parte del mio modo di essere e di agire! Dedichiamoci allora alla ricetta di quest’oggi dove le fave sono protagoniste ancora una volta! E ormai chi mi ferma più? Dopo avervi proposto la scorsa settimana la ricetta di mio marito ed aver lì spiegato il mio rapporto con questo legume, oggi ho deciso che era la mia volta di metterlo in padella e così ne è nato un piattino niente male che sa tanto di primavera! Lo spunto nasce da una ricetta letta sul numero di questo mese di Sale e Pepe. Come sempre l’ho modificata a mio gusto e piacimento anche perchè prevedeva l’uso di noci, ma secondo me sarebbero andate ad arricchire troppo il piatto, coprendo in parte gli altri sapori. Secondo me non sono assolutamente necessarie, ma se voi pensate che potrebbero migliorare il piatto potrete aggiungerle frullandole insieme alle fave. Ho voluto invece aggiungere dei filettini di pomodoro per sgrassare un pochino il piatto.

Un consiglio ulteriore che vi do è quello di utilizzare spaghetti di ottima qualità, magari trafilati in bronzo e che assorbano molto bene il condimento.

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Ingredienti per 4 persone:

  • 350 g di fave sgusciate
  • 80 g di salame (se preferite piccante)
  • 2 pomodori ramati
  • menta
  • 1 spicchio di aglio
  • olio Evo Dante
  • 320 g di spaghetti
  • sale
  • 100 g di pecorino

Procedimento:

Mettere sul fuoco una pentola con dell’acqua e appena bolle gettarvi le fave lasciandole per un paio di minuti, quindi scolarle e sbucciarle (lavoro di estrema pazienza). Una volta che le avrete sbucciate tutte rimetterle nell’acqua in ebollizione per altri 10 minuti, salando l’acqua. Trascorso questo tempo, scolarle e mettere nel bicchiere del frullatore ad immersione (lasciatene però qualcuna da parte per decorare il piatto alla fine) insieme all’aglio che avrete sbucciato e a cui avrete tolto l’anima, alla menta e ad un paio di cucchiai di acqua. Frullare col mixer fino ad ottenere una crema.

In una padella mettere due cucchiai di olio e versarvi la crema di fave. Cuocere un paio di minuti.

Sbollentare i pomodori per pochi secondi dopo aver praticato loro un taglio a croce alla base. Sbucciarli e togliere i semi. Tagliarli a filetti.

Togliere la pelle al salame e affettarlo non troppo sottilmente, quindi tagliare le fette a striscioline.

Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata, quindi scolarli e versarli in padella con la crema di fave. Aggiungere il salame, i filetti di pomodoro e le fave messe da parte in precedenza.

Saltare la pasta e disporla nei piatti. Grattugiare in ognuno una generosa dose di pecorino.

Spaghetti fave e salame_01

Lunedì senza carne: polpette di spinaci

Polpette di spinaci_02

Ultimamente sono poco presente qui sul blog, ma con l’arrivo della tanto attesa primavera si son ripresentati i soliti impegni come il cambio dell’armadio (per la verità in questi giorni addirittura il cambio della camera in toto), le pulizie di stagione e probabilmente un nuovo lavoro di cui vi parlerò in seguito.

E poi… come dicevo negli scorsi post la scorsa settimana ho festeggiato i miei primi 40 anni ed ho trascorso due giorni a festeggiare con amici che non vedevo da mesi, se non da anni. E’ stata una fantastica sorpresa che mi ha fatto il mio maritino, organizzando tutto nei minimi dettagli. Questa volta mi ha davvero sorpreso! Sebbene avessi cominciato a sospettare qualcosa vedendo movimenti strani nei giorni precedenti, non sarei mai riuscita ad indovinare che la sorpresa sarebbe stata una festa come quella che mi ha organizzato!

Quindi, come dicevo, il tempo è sempre tiranno, ma l’appuntamento con il “Lunedì senza carne” non può essere trascurato e perciò eccomi qua! Tra l’altro oggi è anche la giornata mondiale della terra e quindi con questo post abbraccio due cause, l’una correlata all’altra, perchè come sapete, ridurre il consumo di carne è utile soprattutto al nostro pianeta: sembra infatti che gli allevamenti intensivi siano la causa principale dell’inquinamento mondiale.

Questa volta vi posto la ricetta delle polpette agli spinaci, letta sul numero di aprile di Cucina Naturale. Praticamente è stata da me stravolta perchè non avevo il tofu in casa e ho voluto regalargli un po’ più di sapore con il parmigiano. Non era comunque una ricetta vegana perchè prevedeva anche l’uso delle uova.

Polpette di spinaci_01

Ingredienti per circa 15-18 polpette:

  • 3 patate medie
  • 200 g di spinaci
  • 1 uovo
  • 30 g di parmigiano grattugiato
  • 1 spicchio di aglio
  • pangrattato
  • olio EVO
  • sale

Procedimento:

Cuocere al vapore o nel microonde le patate sbucciate e tagliate a dadini (nel micro 16 minuti alla massima potenza dentro al Microwave Tupperware). Schiacciarle con una forchetta.

In una padella con poco olio e uno spicchio di aglio schiacciato far appassire gli spinaci lavati e scolati. Quindi  togliere l’aglio e metterli in un colino strizzandoli per togliere il maggior quantitativo di acqua. Infine tritarli.

Unite gli spinaci alle patate, mescolare bene e salare. Far raffreddare quindi aggiungere l’uovo, il parmigiano e un paio di cucchiai di pangrattato o quel tanto che basta per portare l’impasto alla giusta consistenza per essere lavorato. Aggiustare di sale.

Formare le polpette grosse poco più di una noce e schiacciarle al centro.

In una padella antiaderente scaldare due cucchiai di olio e cuocervi le polpette. Cuocere tre minuti per lato o finchè non si saranno dorate quindi metterle su un foglio di carta assorbente per togliere l’unto in eccesso. Continuare la cottura delle altre polpette, cambiando di volta in volta l’olio.

Se le fate piccolissime possono diventare un’ottima idea finger food.

Polpette di spinaci_03

Lunedì senza carne: Minestrone di orzo mondo con fagioli mung porri e peperoni

Orzo mondo e mung_01 Eccoci arrivati ad uno dei miei appuntamenti settimanali preferiti: quello con il “lunedì senza carne”, una campagna lanciata da McCartney & figlie nell’ormai giugno 2009 per incoraggiarci a non mangiare carne almeno un giorno a settimana in modo da contribuire in parte al rallentamento dei cambiamenti climatici.

Quest’oggi però volevo parlarvi anche di un’Associazione a cui sono molto legata, nata anch’essa nel 2009: Il Gruppo di Sostegno DBA, dove DBA sta per Diamond-Blackfan Anemy, un’anemia cronica classificata come “malattia genetica rara” che colpisce i bambini per lo più nel primo anno di vita; nel 40% dei pazienti si osservano malformazioni fisiche come palatoschisi, difetti staturali, pollice trifalangeo ecc. oltre ad una maggiore incidenza di neoplasie. In Italia vengono colpiti da questa malattia circa 6,5 bambini su un milione nati, quindi circa 2/3 casi ogni anno.

Ancora oggi non è stata trovata la causa principale di tale disturbo e due risultano le terapie attualmente attuabili: l’assunzione costante di cortisonici (con relativi effetti collaterali) o trasfusioni di sangue a cadenza mensile (con i rischi ad esse connessi oltre che a causare un accumulo di ferro che richiede di conseguenza una terapia ferrochelante), a cui si sottopongono coloro che non rispondono al trattamento coi cortisonici. In alcuni casi è necessario sottoporre il paziente a trapianto di cellule staminali emopoietiche.

La rarità di questa malattia ha richiesto la creazione di un Registro dove viene inserito e aggiornato ogni singolo caso. Questa banca dati porterà ad uno studio più approfondito e di conseguenza ad una diagnosi più tempestiva e ad una terapia più efficace.

Mi perdonerete se mi sono dilungata, ma essendo stata direttamente in contatto con persone affette da questa malattia ne sono direttamente coinvolta e ne conosco gli effetti devastanti ecco perchè quest’oggi approfitto di questo mezzo per chiedere a tutti coloro che ancora non hanno deciso di destinare il loro 5 per 1000 a questa giovane associazione indicando il seguente numero:

93185210239

Oppure potete sempre fare una donazione sul C/C n° 83730366 IBAN: IT 86 D 07601 13600 000083730366 Intestato a: Gruppo di sostegno DBA Italia Onlus

E adesso veniamo alla ricetta dedicata al nostro lunedì senza carne, ancora una ricetta tratta (e da me modificata) dal libro “La scelta vegetariana” di Veronesi, Pappagallo, Marchetti che mi ha permesso di conoscere un nuovo buonissimo ingrediente che è l’orzo mondo!

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Ingredienti:

  • 150 g di orzo mondo
  • 200 g di fagioli verdi mung
  • 2 spicchi di aglio
  • mezzo peperone rosso
  • 1 porro
  • 2 zucchine
  • 2 cucchiai di odori tritati (cipolla, carota, aglio, cipolla, prezzemolo, sedano)
  • salvia
  • olio EVO
  • sale

Procedimento:

Lavare l’orzo mondo e lasciarlo in ammollo per 24 ore, quindi metterlo sul fuoco con la stessa acqua di ammollo per 1 ora e mezza (per sicurezza tenere a portata di mano dell’acqua bollente da aggiungere in caso di necessità). Salare.

Lavare i fagioli mung e lasciarli a mollo per 12 ore, sciacquateli e metteteli a cuocere coprendoli con dell’acqua e aggiungendo 2 foglie di salvia e uno spicchio di aglio. Cuocere  per circa 50 minuti e salare solo verso la fine.

Tagliare il porro a rondelle dopo averlo lavato e metterlo a stufare in padella con due cucchiai di olio EVO e gli odori tritati. Nel frattempo tagliare il peperone a listarelle e le zucchine a rondelle. Unire le zucchine in padella e successivamente i peperoni. Quando il tutto sarà cotto (cercate di lasciare le verdure croccanti) aggiungere i fagioli mung con parte della loro acqua di cottura e l’orzo. Mescolare bene e far insaporire. Aggiustare di sale.

Servire in scodelle con un filo di olio EVO.

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Con questa ricetta partecipo alla raccolta de La Cucina della Capra:

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Zuppa di funghi con polpettine di alici

Zuppa e polpette_01Ebbene, finalmente il sole è spuntato anche se oggi spira un ventarello per niente piacevole.

Ho un po’ di tristezza nel cuore ogni volta che dobbiamo andare in ospedale a fare dei controlli in pediatria. Mi capita purtroppo di vedere tanti bambini ricoverati che devono fare lunghe degenze e esami e cure davvero devastanti. Mi chiedo che mondo è mai questo: i bambini non dovrebbero mai soffrire e dovrebbero essere liberi di correre e fare le esperienze della loro età con i loro coetanei.

Le parole mi si accavallano, perchè tante cose vorrei dire a tal proposito ma è difficile trasformare i sentimenti in parole in questi casi e rimani solo con l’amaro in bocca. La malattia è sempre brutta, a qualsiasi età, ma vedere gli occhi di quei bambini e il coraggio col quale la affrontano ti devasta il cuore e allo stesso tempo ti fa sentire sempre più impotente.

Fortuna che ci sono dei medici e degli infermieri che si rapportano con questi bimbi in modo da far pesare loro il meno possibile la sofferenza, rispettando la loro identità e fisicità. E poi, da qualche anno, i reparti sono stati rallegrati dalla presenza dei clown, che del loro lavoro hanno fatto una vera e propria missione e sanno rendere sereno anche un soggiorno non proprio piacevole.

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Dopo questa riflessione è difficile parlare di cibo, ma questo è qui il mio compito e quindi non posso e non voglio esimermi anche oggi da lasciarvi una ricettina buona e sana, questa volta tratta dal libro “La scelta vegetariana di Veronesi e Pappagallo con le ricette di Carla Marchetti. La mia versione è leggermente modificata.

Nonostante nel libro si parli di vegetarianesimo e del perchè intraprendere questa strada, e nonostante che colei che scrive le ricette sia lei stessa vegetariana, molte delle ricette che riempiono più della metà del libro (sono oltre 200) non sono vegetariane ma includono anche l’uso del pesce, soprattutto pesce azzurro. Una scelta secondo me intelligente proprio per non spaventare il lettore con scelte radicali, ma con passaggi graduali. Del resto, per chi decide di intraprendere questa strada per motivi esclusivamente salutistici, l’assunzione di pesce comporta di conseguenza  l’assunzione di nutrienti comunque importanti per la nostra salute.

Zuppa e polpette_02

Ingredienti per 4 persone:

  • 12 acciughe pulite e disliscate
  • 2 cucchiai di pecorino romano grattugiato
  • 1 uovo
  • 5 cucchiai di pangrattato
  • prezzemolo
  • farina q.b.
  • 200 g di cavolo rosso
  • 1 cipolla rossa piccola
  • 1 spicchio di aglio
  • 300 g di funghi champignon
  • 250 ml di latte di soia naturale
  • 2 chiodi di garofano
  • sale
  • olio EVO

Procedimento:

Tritate grossolanamente le acciughe con il coltello e metterle in una ciotola. Aggiungere il pecorino, l’uovo, il pangrattato, il prezzemolo tritato e il sale. Mescolare bene e riporre in frigo per un’ora.

Nel frattempo, pulite i funghi con un panno umido e tagliateli a pezzi. Tritate la cipolla e l’aglio e metteteli in una padella ad imbiondire con due cucchiai di olio EVO, quindi aggiungere i funghi e far insaporire. Unire il latte e 250 ml di acqua insieme ai chiodi di garofano. Cuocere 10 minuti dal momento che comincerà a bollire, quindi frullare il tutto dopo aver tolto i chiodi di garofano.

Prendere il composto con le acciughe dal frigo e formare delle polpette grosse come una noce.

Rimettere la crema di funghi sul fuoco e aggiungere le polpette. Cuocere 5 minuti.

Tagliare il cavolo a striscioline dopo averlo lavato e conditelo con limone, olio e sale.

Servire nelle scodelle la crema insieme a tre polpette per persona. Quindi terminare il piatto con l’insalata di cavolo.

La stiaccia livornese di Pellegrino Artusi con modifica

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Arrivo un po’ tardi con questa ricetta e so che voi non farete in tempo a mettere in tavola questa stiacciata per il giorno di Pasqua, ma credetemi: l’ho appena sfornate anche io e non sono riuscita a pubblicarle prima!

Questa è la ricetta che ho preso direttamente dal libro di Pellegrino Artusi, un procedimento un po’ elaborato, che richiede molta pazienza e ben tre giorni di preparazione, ma da cui alla fine se ne ricava un’immensa soddisfazione. Dice infatti l’Artusi: ” Con questa ricetta, eseguita con accuratezza, le stiacciate alla livornese fatte in casa, se non avranno tutta la leggerezza di quelle del Burchi di Pisa, saranno in compenso più saporite e di ottimo gusto. Aldo Santini nel suo “La cucina livornese” utilizza le parole del rinomato pasticciere Mario Pellegrini: “Illudersi di riuscirci in casa seguendo a puntino la ricetta significa perdere tempo e denaro. Comunque divertitevi pure. L’apprezzerete di più. E Buona Pasqua!”.

Io ho voluto apportare la mia piccola modifica alla tradizione e spero che Pellegrino e Aldo non se la prendano, ma qualche giorno fa ho assaggiato una buonissima stiacciata con la ricotta e ho voluto provare a farla a casa. Vi dico la verità, io la preferisco perchè rimanepiù morbida ed umida. Purtroppo la superficie doveva essere liscia e invece mi si è crepata: ciò non toglie però niente al gusto!

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Ingredienti:

  • 12 uova
  • 1,8 kg di farina 00
  • 600 g di zucchero
  • 200 g di olio EVO Dante
  • 70 g di burro
  • 30 g di lievito di birra
  • 150 ml di vin santo
  • 50 ml di marsala
  • 1 tuorlo
  • Acqua di fiori di arancio (io ho utilizzato una fialetta di aroma all’arancia)
  • 600 g di ricotta

Procedimento:

E’ importante pesare prima tutti gli ingredienti e da questi prelevare man mano le quantità necessarie.

La prima operazione da fare è quella di mescolare i due vini e di aggiungervi i semi di anice, quindi si comincia la sera con il primo impasto: sciogliere il lievito di birra in mezzo bicchiere di acqua tiepida. Unire la farina, prelevandola dal quantitativo totale, quel tanto che basta ad ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso che porrete a lievitare in una ciotola in cui avrete messo della farina. Coprire con altra farina e quindi con un canovaccio umido. Far lievitare in un posto caldo lontano da correnti d’aria.

Secondo impasto: la mattina seguente prendere il panetto e porlo su una spianatoia. Allargarlo e mettere al centro un uovo, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di olio, un cucchiaio di vino e impastare aggiungendo altra farina fino ad ottenere un altro panetto della giusta consistenza che metterete a lievitare come il precedente per circa 6-7 ore.

Terzo impasto: prendere di nuovo l’impasto, allargarlo sulla spianatoia e aggiungere adesso 3 uova, 3 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di olio e 3 cucchiai di vino. Impastare con quanta farina occorre sempre per ottenere un panetto della giusta consistenza. Mettere di nuovo a lievitare.

Quarto impasto: la sera del secondo giorno riprendere il panetto e impastarlo con 5 uova, 5 cucchiai di zucchero, 5 cucchiai di olio e 5 cucchiai di vino. Unire sempre la farina quanto basta per ottenere il solito pane morbido ma non appiccicoso e mettere a lievitare tutta la notte.

Quinto impasto e cottura: la mattina del terzo giorno, riprendere il pane e impastarlo con gli ingredienti rimasti (se non bastasse la farina, aggiungerne altra), il burro e con la ricotta.

Dividere l’impasto in tre parti e porre ognuna in una forma di carta da un Kg. Far lievitare fino a che l’impasto non raggiunge il bordo, sbattere il tuorlo con l’aroma di fiori d’arancio e spennellarlo su le stiacciate, quindi infornare a 180° C per 1 ora. Vista l’altezza e il tempo di cottura, se sulla superficie si coloreranno troppo copritela con un foglio di carta d’alluminio.

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Con questa ricetta ci tengo a farvi i miei migliori auguri di Buona Pasqua e a sottolineare l’importanza di abolire il consumo di agnello per il classico pranzo pasquale. Ristoworld ha inviato un comunicato in cui denuncia questa mattanza e ha deciso che nelle tavole dei loro ristoranti quest’anno non ci saranno piatti a base di agnello!

COMUNICAZIONE AI MEDIA

CONTRO LA MATTANZA DI AGNELLINI PER PASQUA DUE ALLEATI  DI ECCEZIONE: ENPA E GLI CHEF RISTOWORLD

Ogni anno in Italia vengono uccisi oltre due milioni di agnellini per dare seguito alla barbara tradizione Pasquale di cibarsi di questi esserini innocenti.

Due milioni di vite che piangono dal momento stesso in cui vengono strappati alle loro mamme fino all’ultimo respiro mentre vengono sgozzati.

Chiamarla tradizione Pasquale e ricondurla ad una festività Santa  che parla di Rinascita, di amore e di purezza è raccapricciante.

Noi di Enpa Catania preferiamo chiamarla per quello che è: ingordigia.

Abbiamo accolto con estremo piacere la volontà dell’associazione di ristoratori Ristoworld di mettere in discussione questa macabra usanza, convinti che il buon esempio debba partire dal monito degli stessi addetti ai lavori. La Ristoworld non metterà nelle proprie cucine agnellini e con loro ci auguriamo che presto li seguiranno, gli altri.

Catania, 28 marzo 2013

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Brownies al cioccolato e avocado

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Il tempo quest’anno è davvero pessimo e la primavera tarda ad arrivare. Speriamo che questo ci regali in  compenso un’estate bella, lunga e calda come quelle che piacciono tanto a me.

La voglia di uscire non è molta perciò e le domeniche sono ancora molto casalinghe per ciò che ci riguarda e il cioccolato è ancora un ingrediente che si mangia volentieri, anche perchè la prossima settimana è Pasqua e ci saranno da aprire tante (troppe) uova di cioccolato! Ecco quindi che questo dolce vuole essere anche un suggerimento nel caso vi avanzi un po’ di cioccolato amaro. Secondo me questo è il miglior modo per “riciclarlo”!

Questa ricetta l’ho trovata sul numero di febbraio di Cucina Naturale in un articolo dedicato all’avocado. In questo caso l’avocado fa le veci del burro ed è senz’altro un ingrediente più genuino perchè costituito da grassi buoni.

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Ingredienti:

  • 1 avocado di circa 300g
  • 2 uova
  • 180 g di zucchero
  • 100 g di cioccolato fondente al 70%
  • 60 g di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci San Martino
  • zucchero a velo per decorare

Procedimento:

Fondere il cioccolato a bagnomaria o nel microonde dopo averlo spezzetato.

Frullare l’avocado (nel Bimby 20 secondi a vel. 8, raccogliere con la spatola e frullare ancora 20 secondi a velocità 8).

Montare le uova con lo zucchero (nel Bimby con la farfalla per 4 minuti a velocità 4).  Unire l’avocado frullato e continuare a montare. Aggiungere adesso il cioccolato fuso continuando a montare il tutto e infine la farina setacciata e il lievito precedentemente mescolati insieme.

Foderare una teglia rettangolare di circa 20 x 24 cm con carta forno e versarvi il composto livellandolo uniformemente. Cuocere a 180°C per 25-30 minuti.

Lasciar intiepidire, quindi cospargerlo con lo zucchero a velo e tagliarlo in  tanti quadrotti.

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Zeppole (nuvolette) di baccalà

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Ok, abbiamo capito: febbraio è inesorabilmente il mese del fritto, soprattutto in versione dolce… ma poi si sa che fritto è buono un po’ tutto!

Ormai mi ritrovo a comprare 5-6 riviste di cucina tutti i mesi (non ditelo a mio marito, mi raccomando!): non riesco a rinunciarci perchè ognuna di esse ha una caratteristica che magari le altre non hanno, offre un tipo di cucina diversa, più salutare, più elaborata o al contrario più semplice, oppure ha delle belle foto! Questo mese però tutte parlavano di fritto e, anche se sono un po’ restìa a friggere per via dell’odore che impregna ogni cosa, alla fine mi hanno convinta a farlo.

Ho evitato tutte le versioni di fritto dolce perchè tanto lo so: finisce sempre che son io la più golosa (anche per evitare lo spreco) e il quantitativo maggiore finisce in bocca a me con grave affronto alla mia dieta (vedasi post precedente). Non che con quello salato possa strafare, però ci vado più rilassata!

Insomma, per farla breve, avevo comprato del baccalà e da tre giorni se ne stava a fare il classico bagnetto con i dovuti risciacqui. Questa sera era giunto il momento di cucinarlo ma ancora non avevo deciso in quale modo, fintanto che non comincio a sfogliare le mie riviste mensili e trovo la ricetta che fa al caso: zeppole di baccalà dal secondo numero di “Q.B, in cucina quanto basta“, numero in cui tra le altre cose si parla anche del mio blog: mi trovate appunto alla pagina 96 e se non lo avete ancora comprato dovete correre in edicola soprattutto se state nella mia zona perchè mia madre mi ha fatto un sacco di pubblicità e lo ha fatto acquistare a tutti i parenti e gli amici (e credetemi che sono davvero tanti!).

Per tornare alle nostre zeppole (che ho dovuto rinominare nuvolette per renderle più appetibili), come sempre, quando cucino delle “novità” c’è sempre qualcuno (i soliti due) che storce la bocca senza nemmeno aver assaggiato… ma questa volta ho avuto la mia rivincita perchè gli son piaciute e ha fatto il bis e anche il tris.

Per le dosi ho fatto due piccoli modifiche rispetto alla rivista in quanto il baccalà che avevo preso aveva quel peso e non mi andava di toglierne una piccola quantità che poi non avrei saputo come cucinare e inoltre la birra ne ho utilizzata 200 ml perchè sicuramente vi è un piccolo errore di stampa nella ricetta originale che ne indica solo 20 ml.

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Ingredienti:

  • 500 g di baccalà ammollato
  • 300 g di farina 00
  • 200 ml di birra
  • 15 g di lievito di birra
  • sale
  • prezzemolo
  • peperoncino
  • olio di semi di arachidi

Procedimento:

In una ciotola mettere la farina e aggiungere il lievito disciolto precedentemente in mezzo bicchiere di acqua. Mescolare, aggiungendo man mano anche la birra. Coprire con della pellicola trasparente e far riposare mezz’ora.

Nel frattempo togliere la pelle e le lische dal baccalà e sfilacciarlo con le mani. Condirlo con il sale, il prezzemolo tritato e un piccolo peperoncino secco. Trascorso il tempo di riposo della pastella, unire il baccalà e mescolare bene. Lasciar riposare ancora 15 minuti.

In una padella profonda mettere l’olio di arachidi e portarlo alla giusta temperatura per la frittura. Prelevare un cucchiaio alla volta dalla pastella e lasciarla cadere nell’olio. Appena saranno dorate, scolarle e asciugarle su della carta assorbente o con dell’apposita carta per fritti. Aggiustare di sale se necessario e servire immediatamente!

Io le ho servite con un’insalatina di carciofi condita semplicemente con olio, sale e limone.

Zeppole di baccala_03Foto di Nicola Mauro Salza

Gelatina di pompelmo rosa con anice stellato

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Alzi la mano chi di voi è a dieta e avrebbe voglia di un bel dolcino fine pasto per rinfrescarsi il palato, ma senza avere troppi sensi di colpa?

Io sono proprio in questa situazione, o meglio, la mia dieta è giunta al termine e ho finalmente ritrovato il mio giusto peso! Ora il difficile è mantenerlo perchè di tentazioni in giro, soprattutto facendo la foodblogger, ce ne sono un’infinità! Basti pensare che proprio l’altro giorno la mia carissima amica Barbara, compagna di scorribande giovanili, ha deciso di aprire una yogurteria! Lei dice che se nessuno ti vede mentre mangi il dolce, le calorie non contano… ma!

Io però sono stoica e resisto… quasi sempre! Però, certe volte, soprattutto dopo cena davanti alla televisione e dopo il caffè, la voglia del dolcino prende il sopravvento e quindi devo avere a disposizione dei dolcetti che non mi facciano sentire troppo in colpa e che magari fanno anche bene!

Quando ho comprato il numero di Cucina Naturale di questo mese ho trovato, insieme ad un interessante articolo sugli addensanti e gelatificanti, una squisitezza che ho pensato subito di aggiungere ai miei piccoli peccati di gola: la gelatina di pompelmo all’anice. Sulla rivista si legge tra l’altro che il pompelmo in generale è indicato per problemi circolatori, dolori articolari, nei casi di abbassamento delle difese immunitarie perchè ricco di bioflavonoidi, vitamina C e provitamina A.

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Ingredienti per 4 persone:

  • 2 pompelmi rosa 
  • 30 g di fecola di patate
  • 4 bacche di anice stellato
  • 1 cucchiaio raso di anice stellato in polvere Tec-Al
  • cioccolato fondente (facoltativo)
  • zucchero di canna (facoltativo)

Procedimento:

Spremere i pompelmi e pesare il succo: dovrete ottenerne circa 400 ml, se ve ne manca un po’, aggiungete dell’acqua. Unire l’anice stellato in polvere e mescolare.

In una ciotola stemperare la fecola con un po’ di succo per evitare che si formino grumi, quindi unire il tutto al resto del succo. Mettere sul fuoco a fiamma bassa fino a quando comincerà ad addensarsi.

Mettere una bacca di anice stellato in ogni coppetta e versarvi sopra la gelatina.

Far raffreddare e mettere in frigorifero.

Al momento di servire potrete decidere se cospargere la superficie con del cioccolato fondente spezzettato o con dello zucchero di canna o con entrambi.

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Fagottini ai carciofi e gamberi

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Le vacanze sono agli sgoccioli! Sono state vacanze molto tranquille per noi e abbiamo potuto riposare mente, corpo e spirito! Sarà dura riprendere il tram tram quotidiano da lunedì, soprattutto per quanto riguarda la sveglia che suonerà implacabile alle 7 per tutta la famiglia! Era bello invece alzarsi con tutta calma (spesso alle 11… quasi me ne vergogno!), fare la colazione tranquilli, godersi un buon caffè e coccolarci!

E poi per molti sarà il momento di rimettersi a regime alimentare dietetico per smaltire tutti gli eccessi di questi giorni passati! Rimane però ancora l’ultima grande abbuffata, quella dell’Epifania che poi tutte le feste si porterà via, insieme a tutti i pasti luculliani! Disfaremo l’albero, il presepe e riporremo nelle scatole tutti i gingilli che fanno Natale fino al prossimo anno. Ma, come dicevo, possiamo ancora pensare ad un piatto che ci farà felice a tavola e per me le feste di Natale non son complete se non contemplano almeno una volta nel menù le crèpes o crespelle, come dir si voglia e in qualsiasi piegatura e ripieno. Io ho scelto di chiuderle a fagottino perchè mi dà l’idea di un regalo e di riempirle con una salsina a base di carciofi e gamberetti, condimento che uso spesso anche per la pasta.

La ricetta è in parte tratta dal numero di gennaio di “Alice”

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Ingredienti per 9-10 crèpes:

  • 3 uova
  • 250 g di farina 00
  • mezzo litro di latte
  • sale
  • 4 carciofi
  • 500 g di gamberi
  • 1 spicchio di aglio
  • olio EVO Dante
  • mezzo bicchiere di brandy
  • 1 costa di sedano
  • 1 scalogno
  • 1 manciata di prezzemolo
  • 1 carota
  • 25 g di farina
  • 25 g di burro
  • alcune foglie di porro

Procedimento:

Preparare le crèpes sbattendo le uova. In un’altra ciotola mescolando aggiungere poco per volta il latte alla farina per evitare che si formino grumi, quindi incorporare le uova e il pizzico di sale. Mescolare a lungo, quindi coprire e lasciar riposare per almeno un’ora.

Cuocere le crèpes in una padella antiaderente di circa 16 cm di diametro, imburrandola leggermente ad ogni nuova crèpes. Versarvi un mestolo di composto e girare la padella in modo che quest’ultimo riempa tutto il fondo della padella. Appena comincerà a staccarsi, rigirarla e cuocerla dall’altro lato. Mettere le crèpes in un piatto impilandole.

Preparare il ripieno pulendo i carciofi e mettendoli a bagno in acqua acidulata.

Togliere le teste e i carapaci ai gamberi e metterli da parte. Togliere ai gamberi anche il filamento nero.

Tagliare i carciofi a julienne e i gamberi grossolanamente.

In una padella mettere due cucchiai di olio EVO Dante e lo spicchio di aglio schiacciato. Appena quest’ultimo comincia a sfrigolare toglierlo e aggiungere i carciofi. Far cuocere 10 minuti, aggiungendo un po’ d’acqua se necessario. Salare. Un paio di minuti prima di spegnere il fuoco aggiungere anche i gamberi e mescolare bene.

Preparare una bisque con le teste e i carapaci dei gamberi. In una padella scaldare due cucchiai di olio EVO Dante, aggiungere le teste e i carapaci e farli rosolare. Aggiungere anche il sedano e la carota tagliati grossolanamente e lo scalogno tritato. Sfumate con il Brandy, quindi coprite con l’acqua e inserite anche il prezzemolo. Salare. Far cuocere per una mezz’ora abbondante quindi passare la bisque al colino e rimettere sul fuoco a far restringere.

Prelevare delle foglie dal porro e tagliarle in strisce longitudinali dopo averle lavate. Farle cuocere pochi minuti (giusto per ammorbidirle) in acqua bollente.

Riempite le crèpes con un cucchiaio di composto di carciofi e gamberi posizionato al centro. Chiudere a fagotto legandolo con una striscia di porro.

Posizionate i fagotti in una teglia da forno.

Preparare la besciamella. Sciogliere il burro in una pentola e aggiungere la farina. Far cuocere qualche minuto (roux) quindi aggiungere 250 ml di bisque calda e proseguire la cottura fintanto che la besciamella non si comincerà ad addensare. Distribuirla quindi sopra le crèpes.

Accendere il grill del forno e quando è pronto inserirvi le crèpes fintanto che non si saranno gratinate.

Servire calde.

Fagottini_02

Fagottini_03

Strudel di seitan con crema all’arancia

Strudel di seitan_01

Da qualche tempo, mi sono resa conto, che sto inserendo prevalentemente ricette tratte da libri, riviste e blog, tanto che qualcuno in casa mi ha tacciato di non avere molta creatività! Non posso dargli torto, ma certe volte mi capita di trovare ricette che tentano e fintanto che non le ho provate non sono contenta! E quando mi capita di provare ricette che mi danno tanta soddisfazione, non posso fare a meno di pubblicarla per farla conoscere a quante più persone possibili, magari apportando piccole modifiche personali. Perchè si sa, non tutti i libri di cucina sono attendibili, spesso non vengono svelati tutti i segreti per ottenere un buon piatto o, comunque, le ricette non vengono spiegate in modo da renderle realizzabili anche a casa. Non è certo il caso del libro di Antonio Scaccio “Cucina Vegetariana Golosa”, dove le ricette sono ben spiegate e dove quindi, una persona come me che in fatto di cucina vegetariana ha ancora molto da imparare può portare a termine un piatto e con notevole soddisfazione!

Vi ho già parlato dello Chef Scaccio avendo avuto occasione di conoscerlo e di vederlo all’opera. L’ho visto modellare il seitan con le sue mani e con così tanto amore che mi è venuta voglia di provare a farlo anche nella mia cucina!

E l’occasione si è presentata proprio la scorsa sera quando dei nostri amici vegetariani (ma non troppo) sono venuti a trovarci. Ho potuto così sapere se il seitan che avevo prodotto corrispondeva almeno un po’ a quello che si compra nei negozi di prodotti biologici. Il piatto ha avuto successo e io ve lo ripropongo.

Ho prodotto il seitan partendo da farina di glutine (visto che ne ho una gran quantità) e aggiungendo della farina 0 nella proporzione di 2 a 1, ma potrete farlo anche con la manitoba: sarà un procedimento più lungo e complesso ma che vi darà ancora più soddisfazione. Non vi spiegherò il procedimento perchè lo potete trovare tranquillamente in rete, anche attraverso dei video molto eloquenti. Oppure potrete sempre acquistarlo pronto purchè sia al naturale.

Ah, la mia modifica a questo piatto è stata quella di togliere gli albumi e renderlo in questo modo un piatto vegano. Il composto starà comunque bene insieme grazie alla pasta che lo avvolgerà.

Strudel di seitan_03

Ingredienti per 6 persone:

  • 600 g di seitan fresco
  • erba cipollina
  • mezzo porro
  • 150 g di pane raffermo
  • olio EVO
  • scorza grattugiata di 1 limone
  • 3 cucchiai di shoyu
  • 200 g di farina 0 (o a scelta farina di farro)
  • acqua
  • sale
  • succo di 3 arance
  • succo di 1 limone
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • mezzo porro
  • 1 patata

Procedimento:

Con questo quantitativo a me sono venuti due strudel.

Ammollare il pane in acqua fredda.

Preparare la crosta mettendo la farina su di una spianatoia insieme ad un pizzico di sale e versandoci 60 g di olio. Sbriciolare come si fa con la pasta frolla, quindi aggiungere acqua quel tanto che basta per ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso. Farlo riposare in frigo per circa un’ora.

Tritare il seitan e metterlo in una ciotola insieme al porro tritato finemente, 3 cucchiai di olio, lo shoyu, la scorza del limone, il pene ammollato e l’erba cipollina.

Riprendere il panetto e stenderlo in due sfoglie molto sottili, dovranno essere praticamente trasparenti.

Con l’impasto di seitan formare due rotoli e posizionare ognuno su una sfoglia. Arrotolare. Posizionare su una teglia ricoperta di carta forno.

Infornare a 200° per 20 minuti.

Preparare intanto la salsa.

In un pentolino mettere le spremute filtrate insieme alla patata tagliata a dadini molto piccoli, al porro affettato sottilmente, ad un cucchiaio di salsa di soia e ad un cucchiaio di olio EVO. Cuocere fintanto che la patata non si sarà ammorbidita, quindi frullare. Non dovrà essere molto densa, nel caso allungare con poca acqua.

Mettete due cucchiai di salsa sul piatto di portata e adagiarvi sopra il seitan che nel frattempo sarà stato tagliato a fette. Decorare con fette di arancia e prezzemolo tritato.

 

Strudel di seitan_02

 

Con questa ricetta Dolce partecipo al contest Felici e Curiosi di Ravanello Curioso e Le delizie di Feli:

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