Pomodori ripieni di riso

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No, non sono sparita e dimostrazione è che ora sono qua! Il fatto è che negli ultimi mesi la mia vita è stata completamente rivoluzionata da un evento, oserei dire, quasi miracoloso di questi tempi e successivamente è entrato il caos. Tranquillizzo tutti gli amici, i parenti e i conoscenti che non sono in attesa del quarto figlio! Ho dovuto però abbandonare alcuni miei interessi per dedicare il mio tempo ad altre cose più urgenti e mi sono detta che il blog avrebbe potuto aspettare fino a settembre. Ma che foodblogger sarei se non sentissi la mancanza del mio “bambino”? Non ho resistito e mi son detta che una ricettina (magari anche due) prima di partire per le meritate ferie me la sarei potuta concedere, per me e per tutti coloro che mi seguono.
Inoltre, questa ricetta è rigorosamente estiva e non potevo proporvela a ottobre, tempo semmai di castagne.
Perciò eccomi qui, con una ricetta della tradizione romana, i pomodori ripieni di riso, una ricetta semplicissima e con pochissimi ingredienti ma… c’è sempre un ma… la vera difficoltà sta nell’indovinare la giusta cottura del riso. Il problema si potrebbe risolvere scegliendo un riso parboiled che tiene la cottura, ma i puristi potrebbero non essere daccordo. Io ho scelto un riso originario ed è venuto cotto piuttosto bene utilizzando alcuni accorgimenti di cui vi parlerò nel procedimento.
Questo piatto è uno dei preferiti di mio marito, romano doc; mia suocera glieli preparava ogni volta che lo andava a trovare sapendo quanto li adorasse e devo dire che buoni come quelli che preparava lei non li abbiamo mai mangiati… Fortuna ha voluto che mi ha tramandato la ricetta e ora voglio condividerla con voi.

Pomodori col riso_02

Ingredienti per 4 persone:

  • 200 g di riso originario (circa un cucchiaio per pomodoro)
  • 8 pomodori tondi maturi
  • 1 spicchio di aglio
  • prezzemolo
  • sale
  • olio EVO

Procedimento:

Questa ricetta necessita di alcune ore di riposo affinchè si riesca ad ottenere una cottura ottimale, quindi almeno 3/4 ore prima della cottura (ma va benissimo anche la sera prima) lavare i pomodori, tagliare la calotta ad ognuno e svuotarli dalla polpa e dai semi che raccoglierete in una ciotola. Salate internamente i pomodori e metteteli a scolare a testa in giù. Prendete la polpa e i semi ottenuta dallo svuotamento e frullateli insieme all’aglio, la menta e il prezzemolo. Aggiungete anche l’olio e il riso e salate. Mettete in frigorifero  riposare per il tempo necessario ad ammorbidire il riso.

Prendete dunque i pomodori e riempiteli con il riso preparato. Considerate che il riso tende a gonfiarsi in cottura e quindi è meglio non riempirli troppo per evitare che si rompano. Mettete sopra ad ognuno la sua calotta. Ungete una teglia e se vi è avanzato un po’ di riso distribuitevelo dopo aver posizionato i pomodori. Cuocete in forno a 200° per circa 30 minuti cercando di tenere idratato il riso con il liquido di cottura o eventualmente aggiungendo qualche cucchiaio di brodo vegetale. Controllate comunque la cottura dopo i primi 20 minuti perchè ogni riso ha i suoi tempi.

Fate raffreddare leggermente oppure mangiateli freddi. Il giorno dopo saranno ancora più buoni, ideali da mangiarseli sotto l’ombrellone.

Il piatto originale prevede che questi pomodori siano accompagnati da delle patate cotte direttamente nella teglia con loro.

Pomodori col riso_04Tornerò presto con una seconda ricetta di pomodori ripieni.

Stay tuned!!!

I miei primi falafel

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Continuano i miei esperimenti vegan! Erano anni che volevo cimentarmi nella realizzazione di queste deliziose polpette di origine araba, ma l’idea di utilizzare i ceci a crudo mi ha sempre dissuasa dal mettermi all’opera, fino a quando non ho visto nel gruppo facebook di Aida Vittoria Eltanin le foto dei falafel realizzate da coloro che ne fanno parte e non ho potuto resistere!

Una volta assaggiate il mio scetticismo si è disciolto come neve al sole: non solo buonissime e sane, ma anche velocissime da preparare, se non si tiene conto dell’ammollo notturno dei ceci ovviamente!

Di ricette in rete se ne trovano moltissime e si assomigliano più o meno tutte, io ho preferito seguire quella del blog Vegan 3000 perchè mi intrigava il fatto che tra gli ingredienti ci fosse anche del bicarbonato che secondo me serve a dar loro maggior croccantezza esterna e farle gonfiare leggermente in cottura,

Tutte comunque concordano su un fatto: MAI utilizzare ceci cotti se non volete che le vostre polpette si sfaldino!

Le mie piccole modifiche a questa ricetta, consistono nel far riposare l’impasto in frigo per 24 ore anzichè poche ore (vi confesso che ho dovuto farlo perchè all’ultimo sono stata invitata a cena fuori e ho dovuto rimandare la cottura dei falafel al giorno dopo!!!) e nel rotolarne alcune nei semi di sesamo prima di friggerle! Sembra che comunque il riposo in frigo non sia strettamente necessario. Voi provate, poi mi saprete dire!

Falafel_02

Ingredienti per circa 20 falafel:

  • 500 g di ceci
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 1 cucchiaino di semi di cumino (meglio se in polvere)
  • sale
  • pepe
  • mezzo cucchiaino di bicarbonato
  • olio di semi di arachidi per friggere
  • semi di sesamo (facoltativo)

Preparazione:

Mettere i ceci in ammollo per 18-24 ore, quindi scolarli e asciugarli con della carta assorbente.

Se, come me, non siete riusciti a trovare il cumino in polvere e avete invece quello in semi, cercate di ridurlo voi in polvere il più possibile (io ho utilizzato il Bimby per questa operazione). Una volta polverizzati i semi, unite la cipolla, l’aglio il prezzemolo e i ceci dentro al vostro robot da cucina e frullate il tutto. Aggiungete quindi anche il bicarbonato e il sale e il pepe a piacimento e  mescolate ancora. Se lo ritenete necessario perchè il vostro composto vi sembra molto umido, potete aggiungere un cucchiaio di farina di ceci che lo asciugherà bene. State attenti a non esagerare però. Mettete questo composto in un contenitore con chiusura ermetica, compattatelo bene con un cucchiaio e riponetelo in frigo per qualche ora.

Trascorso tale tempo, mettete l’olio per friggere in una padella e mentre raggiungerà la giusta temperatura, formate le vostre polpette che non dovranno essere più grosse di una noce, e schiacciatele leggermente al centro.

Se lo desiderate, passatele sopra ai semi di sesamo, quindi mettetele delicatamente nell’olio bollente. Fate cuocere un paio di minuti per parte, quindi scolatele sopra un foglio di carta assorbente.

Potete servirle con una salsa al cetriolo, tipo tzatziky.

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Mai più senza falafel!!!

Crumble bars alle noci e marmellata di limoni

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Dal 1° maggio su facebook è partita una bella iniziativa collegata al lancio del libro di Aida Vittoria Eltanin “La dieta di Eva“: il nesso tra alimentazione onnivora e salute femminile! L’autrice, convinta vegana, con il suo entusiasmo ha coinvolto più di 5000 persone nel suo progetto su facebook: “21 giorni nell’Eden con Eva“. Durante questo periodo infatti Aida ha steso un programma giornaliero per aiutarci ad approcciarsi alla cucina vegana, stilando ricette e consigli. Un manuale praticissimo, ricco di spunti e di idee. Ogni partecipante può decidere di fare da solo o di appoggiarsi ad un tutor a sua scelta, già vegano.

Io non potevo tirarmi indietro dopo tutti i miei Meat free Monday, però ammetto di essere poco diligente e devo fare i miei mea culpa: ci sono delle cose a cui proprio non riesco a rinunciare, se poi si aggiunge il fatto che devo organizzare i pasti per cinque persone ogni giorno, la cosa mi diventa quasi impossibile, anche se Aida dà molti consigli anche a riguardo.

Però l’esperienza mi intrigava molto, perchè continuo ad essere convinta del fatto che sia necessario ridurre il più possibile l’utilizzo di alimenti animali o di origine animale per il nostro benessere, per il benessere degli animali stessi e per quello del nostro pianeta. Oggi se ne fa un uso davvero smoderato che ha portato l’industria a sfruttare al massimo gli animali, tenuti spesso in condizioni pessime e trattati nel peggiore dei modi. Se poi consideriamo tutti i farmaci che vengono loro somministrati e che inevitabilmente finiscono nei nostri piatti, ciò dovrebbe farci riflettere non poco e quanto meno spingerci a ridurne drasticamente il quantitativo assunto.

Io ci provo e per il momento sono soddisfatta di quello che riesco a fare. Non credo che diventerò vegana (gli estremismi non fanno per me), ma posso fare ancora molto e ottenere delle ricette come quella che vi propongo oggi, che non ha assolutamente niente da invidiare alle ricette tradizionali con uova e burro, è sicuramente di stimolo a continuare.

La ricetta non è mia, ma è una delle ricette suggerite proprio da Aida e presa dal blog Sugarless. Vi garantisco che è velocissima da preparare, semplice, non serve sporcare molti oggetti per prepararla (il che quando si è di fretta non è cosa da poco), ma soprattutto è davvero buona!

Io ho seguito la ricetta alla lettera, sostituendo soltanto la confettura di pesche con una marmellata di limoni bio e senza zucchero aggiunto.

Crumble bars_03

Ingredienti per circa 18 barrette:

per la parte liquida:

  • 50 g di succo di mela
  • 50 g di olio EVO
  • 50 g di malto di riso

per la base:

  • 150 g di farina tipo 2
  • 40 g di noci sgusciate e tritate
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 100 g di liquido (succo di mele, olio, malto)

per il crumble:

  • 60 g di noci sgusciate e tritate
  • 100 g di farina tipo 2
  • 30 g di fiocchi di avena
  • 50 g di liquido (succo di mele, olio, malto)
  • 1 cucchiaio di malto di riso
  • 1 cucchiaio di succo di mela
  • 1 cucchiao di olio EVO
  • 1 pizzico di sale

 

  • marmellata di limoni bio q.b.

Procedimento:

Preparare la base: in un recipiente mescolare la farina con le noci tritate, il lievito e la cannella.

Frullare il succo di mela con l’olio e il malto con cui otterrete la parte liquida di questo dolce. Aggiungerne 100 g nel recipiente con gli ingredienti per la base e mettere da parte il resto.

Impastare la base fino ad ottenere una palla e mettere da parte.

Preparare il crumble: mescolare in un recipiente la farina con le noci, l’avena, il sale e i restanti 50 g di liquido. Sbriciolare questo composto con le dita aggiungendo ancora un cucchiaio di olio e uno di succo di mela.

Foderare la base di una teglia quadrata di 22×27 cm circa con della carta forno, quindi stendervi sopra l’impasto dopo averlo steso (se vi torna meglio potete stenderlo direttamente sulla carta forno come ho fatto io), cercando di ottenere dei bordi più regolari possibili. Stendervi sopra la marmellata, quindi distribuire sopra di essa le briciole del crumble. Versare infine sulla superficie 1 cucchiaio di malto a filo distribuendolo uniformemente. Infornare a 180°C per circa 20-25 minuti, accendendo il grill gli ultimi 5 minuti per dargli un po’ di colore se necessario.

Far raffreddare e tagliare con un coltello ben affilato le barrette delle dimensioni desiderate.

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Orecchiette alle cime di rapa

Da una settimana non ci sei più, ci hai lasciati in punta di piedi così come è stata la tua esistenza, lasciando un grande vuoto. Ero combattuta se comunicare questa notizia qua, poi ho pensato che questo è lo spazio più adatto perchè la mia alimentazione è stata da sempre influenzata dall’esempio che tu ci hai dato.

Un uomo di poche parole con un grande amore per la terra, che amava anche andar per boschi e portare a casa le prelibatezze che la natura ci regala. Funghi, asparagi, castagne… il nostro territorio per te non aveva segreti e sapevi sempre dove andare a cercare. E poi l’orto, da cui riuscivi sempre ad ottenere una gran quantità di prodotti che distribuivi a tutta la famiglia: fave (le mie preferite), zucchine, ravanelli, pomodori di ogni qualità, insalata… E con che orgoglio arrivavi a casa portando un bel mazzo di carciofi!

Ogni anno la raccolta delle olive era per te un periodo di felicità, da condividere con gli amici, ma anche duro lavoro che però sopportavi con gioia perchè sapevi che il frutto del tuo lavoro sarebbe andato sulla tavola dei tuoi cari.

Questa ricetta la dedico a te Babbo perchè, nonostante non sia caratteristica della nostra zona, le cime di rapa sono un prodotto della terra, la terra che tu hai sempre rispettato e amato.

Orecchiette_01

Ingredienti per 4 persone:

  • 2 mazzi di cime di rapa
  • 4 filetti di acciughe dissalate
  • 300 g di orecchiette fresche
  • 3 cucchiai di olio EVO
  • Peperoncino (facoltativo)
  • 1 spicchio di aglio

Orecchiette_02

Procedimento:

Pulire accuratamente le cime di rapa, dividendo le foglie dalle cimette. Lavarle.

Mettere sul fuoco una pentola con abbondante acqua.

Aspettando che l’acqua spicchi il bollore, in una padella mettere l’olio con l’aglio schiacciato e il peperoncino. Accendere il fuoco e appena caldo aggiungere i filetti di acciuga. Proseguire la cottura finchè i filetti non si siano sfaldati. Togliere lo spicchio di aglio.

Quando l’acqua spicca il bollore, salarla e unire le foglie e le orecchiete. Due minuti prima di scolare la pasta aggiungere anche le cimette.

A cottura ultimata, scolare la pasta e versarla in padella. Saltare il tutto e se necessario aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta. Servire ben caldo.

Orecchiette_03Ciao Babbo!

 

Polpette di cefalo su letto di zucca con coriandoli di pancetta croccante

Polpette di cefalo_02

Nel mio ultimo post vi raccontavo di quanto non amassi fare l’albero di Natale! In questo vi racconto la felicità nel disfarlo! Spazio finalmente! E un po’ più di ordine… almeno apparente. Ordine che ho deciso di fare anche nel mio congelatore che, con i suoi 12 anni di onorata carriera, ha bisogno per l’ennesima volta di essere sbrinato. Ecco che ho trovato dei filetti di cefalo che avevo acquistato un paio di settimane fa e avevo congelato dopo averlo pulito e sfilettato. Certo non era abbastanza per mangiarci in cinque e così ho pensato di farne uno stuzzichino trasformandolo in piccolissime polpette che, magia magia, sono piaciute tantissimo anche ai miei due figli più ostici… In effetti a me è toccato solo un piccolo assaggio!

Ho deciso di accompagnarle con una crema di zucca che gli regala una nota di morbidezza e dolcezza e contrasta benissimo con la pancetta croccante!

A dirla tutta, ho mangiato la prima volta queste polpettine accompagnate dalla vellutata di zucca al ristorante di Silvia Volpe, giovane chef e titolare del ristorante “Bacco & la Volpe” di Castelnuovo della Misericordia. La cucina di Silvia, che tra l’altro fa parte dell’Alleanza tra i cuochi e i Presìdi Slow Food, è semplice e include soprattutto prodotti del territorio e, appunto, i presìdi che Slow Food si è impegnato a proteggere.

Quindi il merito di essere riuscita a far mangiare il pesce ai miei figli va anche a lei. Io ho solo pensato di aggiungere il tocco in più: la pancetta croccante!

Polpette di cefalo_01

Ingredienti per 3-4 persone:

  • 200 g di cefalo già sfilettato
  • 1 fetta di pane in cassetta
  • 1 uovo
  • prezzemolo
  • 1 spicchio di aglio
  • sale
  • farina q.b.
  • olio di semi di arachide q.b.
  • 200 g di zucca pulita
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 scalogno
  • 2 cucchiai di olio EVO
  • 4 fettine sottili di pancetta tesa

Se non avete la pazienza o la voglia di sfilettare il vostro pesce, potete prima lessarlo e poi pulirlo. Anche se poi la doppia cottura impoverisce un po’ le carni, vi faciliterà sicuramente il compito.

Tritate dunque la polpa di pesce con il coltello, unite il pane tritato insieme al rosmarino e all’aglio e mescolate. Aggiungete di seguito l’uovo aggiustando di sale e amalgamare bene.

Formate con questo impasto delle piccolissime polpette e rotolatele nella farina. Mettetele in un contenitore chiuse e mettetele un’oretta nel congelatore (opzionale) per ottenere una frittura più asciutta. Se desiderate una panatura più croccante, mescolate alla farina del pangrattato.

Nel frattempo preparate la crema di zucca, avendo avuto cura di tagliarla a cubetti. Per questa operazione io ho utilizzato il Bimby, ma potete cuocerla anche in pentola e poi frullarla con un mixer ad immersione.

Frullate lo scalogno col rosmarino e fatelo rosolare nell’olio EVO (3 min. 100° vel. 3), unite la zucca e cuocete (20 min. 100° vel. 2) aggiungendo un pizzico di sale e mezzo bicchiere d’acqua trascorsi i primi 5 minuti. Frullate (20 sec. Vel. Turbo).

Scaldate una padella antiaderente e rosolatevi la pancetta per pochi minuti su ambo i lati.

Scaldare l’olio di semi di arachide in un Wok e cuocere le polpettine tolte dal congelatore.

Impiattate mettendo sul fondo un cucchiaio di crema di zucca, sopra le polpette e quindi la pancetta tritata con il coltello.

Polpette di cefalo_04Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Kitchen Pinching:

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Ravioli di cotechino su letto di lenticchie

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Io ve lo devo proprio dire: il rosso proprio non mi piace (nonostante in casa abbia una parete totalmente di questo colore!) e forse è per questo motivo che il Natale non è tra le mie feste preferite: solo il pensiero di mettermi a fare l’albero e averlo tra i piedi per 20 giorni (perchè non esiste che in questa casa si faccia prima del 15 dicembre!) mi fa venire il prurito! Dopo due giorni non vedo già l’ora che sia il 6 gennaio per poterlo disfare! Però che devo farci? Per i bambini questa festa è molto importante e ci tengono a tutti i riti, anche se son già grandicelli (il maggiore da pochi giorni ha compiuto 15 anni!) e a Babbo Natale non credono più! Però bisogna comunque preparare il pasto per questo uomo barbuto la sera del 24 e fargli trovare le bucce dei mandarini sul tavolo la mattina dopo con i regali sotto l’albero! Vabbè lo ammetto… son quelle cose che comunque fanno tanto famiglia e alle quali non rinuncerei mai, neanche e soprattutto per un po’ di disagio che può crearmi un albero finto! E quest’anno poi, che probabilmente non saremo a casa per Natale, questi riti mancheranno un po’ anche a me!

Quel che invece a me più piace di queste feste è il ritrovarsi con tutta la famiglia (durante l’anno, essendo numerosi, è sempre più difficile farlo) e la soddisfazione che provo nel cucinare in maniera speciale per le persone a cui voglio bene. Questo per me è il più bel dono che posso fare, e infondo, quello che mi riesce fare meglio. Non è una cosa che si può improvvisare un menù natalizio per 15-18 persone… è una cosa che va pensata prima, che richiede ricerca, sperimentazione e organizzazione e a me poi non piace mai fare la stessa cosa e anzi, mi piace sorprendere ogni volta! Basta dunque alle solite lasagne e al solito roastbeef (il menù classico di mia madre ;) ).

Quest’anno se avrò la possibilità di festeggiare con i miei familiari vorrei proporre una ricetta sperimentata la prima volta ad un corso di cucina fatto due o tre anni fa.

Ravioli di cotechino_02Ingredienti per 50-60 ravioli:

  • 3 uova
  • 300 g di farina per pasta e gnocchi fatti in casa
  • 1 cotechino di 500 g
  • 3 patate medie
  • 1 rametto di rosmarino
  • 200 g di lenticchie secche
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • olio EVO
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 peperoncino secco

Procedimento:

Mettere le lenticchie a bagno per una notte, quindi scolarle, sciacquarle e metterle sul fuoco in una pentola piena di acqua con la carota sbucciata, il sedano e la cipolla. Portare a bollore e cuocere per circa 20-30 minuti: occorre assaggiarle perchè le lenticchie non sono tutte uguali e hanno diversi tempi di cottura. Salarle soltanto 10 minuti prima di spegnere il fuoco.

Lessare le patate con la buccia, quindi sbucciarle e schiacciarle. Tritare il cotechino (senza cuocerlo) e unirlo alle patate. Tritare il rosmarino e unire anch’esso al composto. Aggiustare di sale e mescolare bene. Il ripieno dei ravioli è pronto.

Impastare la farina con le uova su una spianatoia o in un robot da cucina. Aggiungere anche il sale. Fare una palla con l’impasto, coprirla con un panno e lasciarla riposare per 15 minuti.

Nel frattempo preparare il condimento dei ravioli: schiacciare uno spicchio di aglio e metterlo in padella con 2/3 cucchiai di olio EVO e un piccolo peperoncino tritato (facoltativo). Accendere il fuoco e non appena comincerà a soffriggere unire le lenticchie scolate. Far insaporire per pochi minuti aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura delle lenticchie. Metterne una metà in un bicchiere dai bordi alti e frullare con un mixer ad immersione aggiungendo ancora un po’ di acqua. Versare di nuovo in padella con le lenticchie intere, aggiungere il cucchiaio di concentrato di pomodoro e mescolare. Spegnere la fiamma.

Stendere la pasta con la macchinetta (nonna papera) o, se preferite, con il matterello ottenendo delle strisce molto sottili, larghe 10 cm. Posizionare un cucchiaino di impasto a distanza regolare l’uno dall’altro per tutta la lunghezza della sfoglia e ripiegare la sfoglia su se stessa, premendo intorno ad ogni raviolo.(se necessario bagnare leggermente con un po’ d’acqua). Coppare con gli stampini.

Lessare i ravioli in abbondante acqua bollente e salata per pochi minuti, quindi scolarli e condirli col sugo di lenticchie.

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Pain fendu ai tre cereali

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Quante soddisfazioni mi da il mio lievito madre: i suoi figli sono sparsi per tutta la provincia di Livorno ed è un  piacere vederlo crescere. Ha un profumo buonissimo, non è più acido come un tempo e quando ce l’ho fra le mani mi dà veramente un senso di pace e di riconnessione col mondo. Lo metto a riposare nel suo barattolo e dopo qualche ora lo vedo lì, esuberante come non mai, uscire fuori e strabordare, ricco di bolle e di voglia di vivere. E’ un figlio da accudire, ma ti dà sicuramente molti meno pensieri! Però, c’è un però…

Mi capita di frequentare molti gruppi facebook di panificazione e necessariamente scorgo la differenza tra la mia panificazione e quella di altre blogger: quello a cui ambisco io è un pane ricco di alveolature, che, nonostante i miei vari tentativi, ancora non sono riuscita ad ottenere. Vi giuro che non me ne faccio una ragione perchè ritengo che il mio lievito sia bello attivo e non capisco perchè non voglia darmi questa soddisfazione.

Questa volta ho provato a seguire i consigli di Barbara di Bread & Companatico: secondo lei può dipendere dall’idratazione, dal lievito o dal tipo di farina! Allora non mi resta che andare per esclusione: il lievito mi sembra in perfetto stato, la farina è di ottima qualità, non mi resta che modificare l’idratazione! Decido quindi di prelevare una parte del mio lievito e di idratarlo al 100%, quindi opto per una idratazione del mio pane all’85%. A questo punto l’impasto era molto liquido, impossibile pensare di lavorarlo e dargli una forma. Decido quindi di aggiungere altra farina e arrivare quindi ad una idratazione del 50% (500 g di acqua su 1 Kg di farina). A questo punto ottengo un buon impasto e mi sembra che sia perfetto per dargli la forma decisa questo mese per l’école de boulangerie del gruppo facebook panissimo, il pain fendu, di cui potete vedere una esauriente spiegazione qui.

Alla fine non ho ottenuto le tanto sospirate bolle (semmai quelle possono essere venute a me a forza di insistere), ma il pane era davvero buono e profumato.

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Ingredienti per due pain fendu:

  • lievito madre (100 g di lievito rinfrescato con 100 g di acqua e 80 g di farina tipo 1)
  • 1 Kg di farina bio ai tre cereali (grano tenero, farro e segale)
  • 450 g di acqua + 50 g
  • 1 cucchiaino di malto di mais
  • 10 g di sale

Procedimento:

Quando il lievito madre sarà pronto per l’utilizzo, mettetelo nell’impastatrice con il malto e i 450 g di acqua tiepida. Azionare l’impastatrice (nel mio caso il Bimby a vel.5 per 20 secondi) per far sciogliere il lievito. Aggiungere la farina e impastare per un paio di minuti. Nel frattempo scaldare i restanti 50 g di acqua e sciogliervi il sale. Unire all’impasto con il lievito.

Continuare ad impastare a mano per altri 5 minuti, quindi mettere l’impasto a lievitare fino al raddoppio, coprendolo con un canovaccio e mettendolo al riparo da correnti di aria.

Quando l’impasto sarà pronto, metterlo sul piano di lavoro, dividerlo a metà e dare forma ai due pani con un mattarello come nel video linkato più su. Posizionare su una teglia da forno coperta di carta, coprire e lasciar lievitare ancora 1 ora e mezzo.

Cuocere in forno preriscaldato a 210°C per i primi 10 minuti, quindi abbassare a 180° e cuocere ancora per 30 minuti.

A cottura ultimata, far raffreddare su una griglia.

Inutile che vi dica quanto questo pane sia buono con l’olio novo appena franto che mi ha portato mio padre!

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