Plumcake allo yogurt e albicocche secche

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Alcuni cambiamenti dentro casa mi hanno costretta a riorganizzare la cucina, lavoro che comunque faccio periodicamente non avendo ancora trovato la pace dei sensi per quella stanza! Fatto sta, che avendo dovuto eliminare una credenza, mi si sono ristretti gli spazi e rimettendo tutto in ordine mi sono resa conto di quanta roba ho comprato senza averne una reale necessità. Sicuramente i miei Tupperware occupano molto spazio, ma non ce n’è uno inutilizzato. Invece ho comprato troppo cibo e lo spreco è una cosa che proprio non sopporto, se poi sono io a dover buttar via qualcosa, ancora di più mi viene un nodo alla gola. Fortuna che molte cose sono a lunga scadenza e so di averle comprate perchè incuriosita: mi capita spesso infatti di visitare mercatini o negozi bio e non ne vengo mai via senza aver acquistato qualche prelibatezza. Marmellate, sott’oli, paste e salse dunque fanno da padrone nella mia dispensa, ma anche e soprattutto farine per produrre il mio adorato pane. Non è stato facile trovare un posto a tutto e fare il punto della situazione, ma una cosa è certa: a parte comprare prodotti freschi come verdure e latticini non voglio fare più acquisti in surplus fintanto che non avrò consumato tutto quello che c’è già in casa. Se poi si considera che anche il congelatore del frigo mi sta lentamente abbandonando e devo sbrigarmi a consumarne il contenuto, credo che da domani il mio supermercato potrà chiudere fino a tempo indeterminato!

Il prossimo passo sarà quello di fare una lista di tutto quello che c’è e man mano smarcare ogni prodotto consumato fino ad esaurire la lista.

Tra le tante cose scovate all’interno della dispensa è uscita fuori una busta con delle albicocche secche con scadenza aprile 2014. Non ricordo neanche più perchè le comprai, ma probabilmente perchè avrei voluto provare qualche ricetta. Purtroppo la ricetta in questione si è persa nella memoria e così, dovendo fare un dolce per la colazione dei miei figli, ho pensato di utilizzare in questo delizioso plumcake allo yogurt.

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Ingredienti:

  • 3 uova
  • 150 g di zucchero semolato
  • 100 g di olio di semi di girasole
  • 150 g di yogurt bianco magro
  • la scorza grattugiata di un limone
  • 280 g di farina 00
  • 150 g di albicocche secche
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • 2 cucchiai di zucchero di canna

Procedimento:

Mescolate nel Bimby o con un frullatore le uova con lo zucchero e la scorza di limone per 3 minuti a vel. 4, quindi unite l’olio e lo yogurt continuando a miscelare per un paio di minuti alla stessa velocità. Mescolare la farina con il lievito e, con il Bimby in funzione, unire al composto cremoso. Impastare bene per ancora un minuto e mezzo/due, infine unire le albicocche tagliate a pezzi con il coltello. Mescolare per 30 sec. Vel. 2 Antiorario.

Imburrare e infarinare uno stampo da plumcake e versarvi il composto. Spolverizzare con poco zucchero di canna la superficie e infornare per 40 minuti a 180°.

Una volta cotto (fare sempre la prova stecchino) farlo raffreddare e sformarlo.

Plumcake albicocca_02Colgo l’occasione di questo post per parlarvi di un’iniziativa benefica a cui tengo particolarmente. Il Dynamo Camp è un luogo dove ogni difficoltà viene superata, dove la malattia non è un limite. Dynamo Camp è un camp di terapia ricreativa, primo in Italia, appositamente strutturato per bambini affetti da patologie gravi o croniche in terapia e nel periodo di post ospedalizzazione. Dynamo Camp intende offrire a centinaia di bambini la possibilità di riappropriarsi della propria infanzia attraverso un programma che in totale sicurezza e allegria li porti a ritrovare e acquisire fiducia in loro stessi e nelle proprie potenzialità.

Conosco personalmente le attività svolte da Dynamo Camp e l’impegno che ci mettono i volontari per rendere la vacanza di questi bambini un’esperienza unica ed indimenticabile. Per mantenere tutto ciò in vita però occorrono molte risorse e per questo è possibile dare il nostro piccolo contributo anche solo attraverso un sms al 45502.

Che aspettate allora?

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Che confusione: pane, pasta madre, farina… un corso per chiarirmi le idee o forse per confondermele ancora di più!

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Premetto: questo post servirà solo a farvi venire dubbi, quelli cioè che ho già io e che cerco di chiarirmi ormai da mesi… forse anni! Però il fascino della panificazione casalinga mi ha ormai catturato e non riesco ad uscirne fuori. Il mio pane è buono, non dico di no e il profumo che si sprigiona in casa dopo averlo cotto è davvero inebriante. Però, e questo è il mio dubbio amletico, perchè non riesco a far venire quella bella alveolatura? Il mio pane risulta sempre molto compatto e pesa sempre molto, ottimo se lo vogliamo strusciare col pomodoro (e il mio nome non è a caso!), però, sarà la mia fissa di avere tutto sotto controllo, vorrei essere io a decidere anche questo aspetto.

Mi applico, lo giuro, ma non ottengo i risultati sperati. Ultimamente poi ho avuto grossi problemi con la mia pasta madre, tanto che alla fine ho deciso di buttarla… Poco male: a parte il gesto estremo, fortuna che, avendo spacciato diversi figli in giro per il paese, trovo sempre qualcuno pronto a restituirmene un po’.

Vi racconto come è andata perchè potrebbe tornarvi utile un giorno, infondo è proprio sbagliando che si impara.

Dunque un giorno verso ottobre decido che era giunto il momento di rinfrescare il mio lievito e fare il pane e così lo tiro fuori dal frigo per portarlo a temperatura ambiente. Purtroppo un  impegno improvviso mi obbliga ad uscire di casa e star fuori diverse ore, per cui quando torno scopro che il mio lievito puzzava tremendamente di acido (uno dei problemi di gestire una pasta madre solida è proprio questo). Disperata cerco soluzioni al problema sui vari gruppi facebook che trattano la lievitazione naturale di cui faccio parte. Decido allora di proseguire con una serie di rinfreschi ravvicinati per un paio di giorni. Purtroppo però il problema persiste e arrivo a mettere in pratica la soluzione estrema: fargli il famoso bagnetto che consiste nel mettere a bagno il lievito in acqua a 26° con un cucchiaino di miele, dopo averlo sbriciolato. Dopo circa mezz’ora il lievito che viene a galla è la parte ancora buona da salvare, per cui va tolto dall’acqua e rinfrescato.

A questo punto l’acidità si era ridotta notevolmente, ma il pane non risultava più buono come una volta. Allora continuo a leggere ed informarmi e decido che è giunto il momento di provare a trasformarlo in li.co.li, ovvero lievito madre liquido. Il procedimento richiede alcuni giorni e qua è spiegato dettagliatamente. Il vantaggio di avere un li.co.li è che è possibile rinfrescarlo a distanza di molti giorni senza che esso diventi acido, qualcuno addirittura parla di 30-40 giorni. Terminata tutta la fase di trasformazione, il mio lievito continuava a non darmi soddisfazione, non era bello pimpante e gonfio come quello che vedevo nelle foto di altri blog. A quel punto l’unico gesto che mi rimaneva da fare è stato quello di gettare il tutto nell’immondizia, una vera disdetta, una sconfitta e anche una gran tristezza visto che ormai mi accompagnava da un paio di anni.

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Negli ultimi giorni però ho potuto partecipare ad un bellissimo corso sulla panificazione naturale, un corso per altro promosso anche da Slow Food e organizzato dalla Tenuta Bellavista Insuese di Guasticce, che si estende per oltre 700 ettari nell’entroterra livornese. Numerose sono le attività che è possibile svolgere all’interno della proprietà: riserva di caccia, pesca sportiva, passeggiate nel bosco per scoprire tutto ciò che la natura offre alla ricerca di panorami mozzafiato.
Soggiornare all’interno della Tenuta Bellavista Insuese è possibile grazie al Residence La Rondinaia e La Fattoria, appartamenti di vari tagli dall’arredo di sapore toscano sono pronti ad accogliervi per rendere le vostre vacanze indimenticabili. Con 7000 piante di olivo (dalle quali si raccoglie le varietà leccino, frantoio e moraiolo che poi vengono frante a freddo), si ricava un ottimo olio, OLEA che ha ricevuto quest’anno il riconoscimento per il migliore olio di oliva extravergine toscano I.G.P. per la categoria Fruttato Intenso piazzandosi al secondo posto al concorso “Olio Novo della Costa Toscana”. E soprattutto, e qui torniamo a bomba, l’Azienda si è dedicata alla coltivazione di molte varietà di cereali, ed in particolare a quella dei Grani Antichi, cioè tutti quei grani che non hanno subito interventi di selezione da parte dell’uomo e che non sono stati modificati geneticamente. Troviamo quindi qua grano Verna, Gentile Rosso ed Etrusco. Questi grani riscoperti hanno proprietà nutritive maggiori rispetto, percentuali di glutine più bassa, sapore più intenso e gradevole. Per ottenere le farine, i grani vengono macinati a pietra attraverso molini selezionati attentamente perchè la molitura industriale potrebbe pregiudicare le proprietà organolettiche delle farine attraverso il surriscaldamento, inoltre, in questo modo si preserva anche il germe di grano che contiene preziose sostanze nutritive.

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Il corso, tenuto dal maestro Claudio Pozzi, è stato davvero interessante perchè mi ha dato la possibilità di capire i miei errori, ma allo stesso tempo ha rivoluzionato tutto il mio modo di pensare sulla lievitazione naturale, togliendomi anche un po’ il piacere di tenere le mani in pasta, infatti il suo metodo prevede l’impasto nella ciotola e consiglia di manipolarlo il meno possibile onde evitare di rompere la catena glutinica, procedendo con piegature per incorporare aria. La mattina abbiamo impastato utilizzando il suo lievito vecchio 130 anni (!!!), quindi abbiamo pranzato al Ristorante della Rondinaia e poi, tra un reimpasto e una chiacchierata molto interessante sui grani e le farine, abbiamo finalmente impastato il frutto delle nostre “fatiche” nel grande forno a legna del ristorante. Un pane buonissimo, quasi inutile dirlo e, finalmente alveolato quanto basta per convincermi ad abbandonare le mie pratiche, quelle utilizzate fino ad ora, ed intraprendere quelle appena apprese o almeno, come ci ha insegnato Claudio, a cominciare a farle mie e poi creare un mio metodo che non è detto sia più o meno sbagliato di un altro, l’importante è ottenere i risultati sperati.

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Pronto per il forno

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In forno

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Io e la mia pagnotta

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Tornata a casa, il giorno dopo, non potevo certo esimermi dal mettere subito in pratica gli insegnamenti e devo dire che il risultato c’è stato anche se c’è ancora molto lavoro da fare.

Nei prossimi post vi spiegherò il procedimento dettagliatamente con fotografie esplicative, promesso. Nel frattempo permettetemi di ringraziare la Signora Sabina della Tenuta Bellavista Insuese per avermi concesso l’uso delle foto.

Ditalini integrali al pesto di rucola e pompelmo

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Con mio grande piacere ho ricevuto l’invito a partecipare ad EXTRA PASTA, l’iniziativa che vede protagonista l’olio extra vergine d’oliva e che è successiva a EXTRA DOLCE, di cui è già uscita la pubblicazione. Entrambe fanno parte della collana EXTRA RICETTE.

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Questa volta l’olio potrà essere contenuto sia nel ripieno, che nel condimento, che nell’impasto stesso.

Per Extra Pasta, il comitato che selezionerà le ricette è composto dalla food reporter Laura Adani (lauraadani.com), da Enrico Bartolini, il cuoco del Devero Ristorante, che quest’anno ha avuto la seconda stella Michelin, da Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale (teatronaturale.it), la testata giornalistica on line dedicata all’agricoltura e all’alimentazione e da Carla Latini (carlalatini.com), grande esperta di pasta (a lei si deve la riscoperta e la promozione del grano Senatore Cappelli).
Gli autori delle prime tre ricette selezionate dal comitato riceveranno una copia del libro Terred’Olio 2014 e una copia de Il Vino. Istruzioni per l’uso.
L’autore o autrice della ricetta che riceverà il maggior numero di apprezzamenti, potrà trascorrere una giornata ospite nelle cucine di Enrico Bartolini al Devero Ristorante, in Brianza, per carpirne i segreti.
Purtroppo in questo periodo sono stata presa da una serie di eventi che non mi hanno permesso di dedicare più di una ricetta a questa iniziativa, ma questo piatto dovevo assolutamente presentarlo perchè qui l’olio è davvero protagonista. E’ una ricetta che faccio spesso d’estate perchè è buona da gustarsi sia calda che fredda per la presenza del pompelmo rosa che dona freschezza. Ho deciso di abbinare olio di oliva extravergine di solo olive Lazzero per il suo sapore lievemente piccante e fruttato che ben si sposa con la rucola e il pompelmo.
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Ingredienti per 4 persone:

  • 350 g di ditalini di farro integrale (o altra pasta corta)
  • 40 g di gherigli di noci
  • 40 g di pinoli
  • 100 g di rucola
  • 50 g di grana padano
  • olio Extra Vergine di Oliva Lazzero
  • succo di mezzo pompelmo rosa
  • scorza di pompelmo sbollentata e tagliata finemente
  • 1 spicchio di aglio (facoltativo)

Procedimento:

In un mortaio pestate l’aglio con la rucola e le noci, ma se non l’avete fate come me: in un piccolo frullatore mettete l’aglio, la rucola, il grana, i pinoli e frullate finemente, quindi cominciate a inserire l’olio lentamente e continuando a frullare fino ad ottenere una crema verde brillante. Per evitare che si annerisca inserite anche un cubetto di ghiaccio. Spremete il pompelmo dopo averne prelevato la scorza e unitelo al pesto di rucola.
Cuocere la pasta in acqua poco salata e scolatela. Condirla fuori dal fuoco con il pesto e decorarla con le scorze di pompelmo precedentemente sbollentate per fargli perdere un po’ d’amaro e poi tritate con il coltello.
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4 foodblogger, una chef e i pesci in maschera: storia di un’avventura!

Essere diventata amica di Cristina è davvero molto stimolante e, ammetto, anche un po’ stancante. Mi coinvolge sempre in eventi davvero interessanti e da foodblogger non riesco mai a tirarmi indietro anche se so che poi attraverserò una fase di pentimento, seguita immediatamente da una di grande soddisfazione.

E’ successo anche questa volta, quando per la prima volta mi ha parlato del suo incontro con Silvia Volpe e di quello che avevano in mente. All’inizio l’ho guardata un po’ titubante, lei però non ha dato spazio alle mie repliche perchè sa dove andare a colpire e quindi mi sono trovata direttamente coinvolta in questa bella iniziativa, di cui vi avevo accennato nel post precedente. Una cena da Bacco & la Volpe organizzata e gestita, sotto la supervisione di Silvia Volpe, da quattro foodblogger! Devo essere sincera dicendovi che fino a che non è arrivato il fatidico giorno sono stata dubbiosa, non tanto della riuscita della serata, quanto del fatto di poter essere all’altezza. Quando poi però mi son ritrovata in cucina con gli altri tre miei “colleghi” tutto è avvenuto da solo, anche perchè dietro c’era un’efficiente organizzazione! Avevamo provato i piatti il 16 gennaio e ahimè, quello che doveva essere il mio piatto si è rivelato un vero disastro, il che mi ha fatto comprendere la necessità di ricorrere a qualcosa di più semplice e quindi, i miei “ravioli arlecchino” si sono trasformati in degli ottimi “coriandoli a mare”, gnocchetti di solo farina colorati con concentrato di pomodoro, ortiche (raccolte personalmente insieme a Cristina), zafferano e nero di seppia.

I 4 foodblogger con la chef pronti per iniziare la serata

I 4 foodblogger con la chef pronti per iniziare la serata

Ma andiamo con ordine, innanzitutto permettetemi di ringraziare i miei compagni di avventura e in primis la padrona di casa Silvia Volpe che ha messo a disposizione la sua esperienza oltre che la sua cucina, tutto il suo staff, dal padre Angiolo che ci ha aiutato a spellare le palamite e ha fatto un bel servizio fotografico, al marito Emanuele che ha presentato la serata, al sommelier Giovanni e alla Patrizia che ci ha aiutato in cucina. Ovviamente un grazie a Cristina Galliti di Poverimabelliebuoni (senza la quale la serata non sarebbe stata la stessa), a Fabio Campetti di Visioni dalla cucina in là… e a Shamira Gatta di Lovely Cake. E poi alla giuria composta da Claudio Mollo, Marco Bellentani, Daniela Mugnai, Deborah Corsi e Daniele Fagiolini e alla giuria popolare composta da tutti i partecipanti alla serata. Infine, un grazie particolare all’Azienda Fralluca di Suvereto che con i suoi vini ha accompagnato perfettamente i nostri piatti.

Noi con la giuria

Noi con la giuria

E dopo questi doverosi ringraziamenti, vi lascio al menù e alle immagini che raccontano meglio di mille parole la serata, immagini non mie (presa dall’emozione avevo dimenticato la macchina a casa) ma prese in prestito da Cristina e da Daniela Mugnai de Il Pesce Dimenticato.

BENVENUTO
Scherzi di Carnevale (di Cristina Galliti)
Filemone 2012 vermentino

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ANTIPASTO
Stella d’amare (di Fabio Campetti)
Filemone 2012 vermentino

Stella d'amare, ovvero filetti di sarda marinati, impanati e fritti su crema di ceci, tabasco e limone. PIATTO VINCITORE per la giuria

Stella d’amare, ovvero filetti di sarda marinati, impanati e fritti su crema di ceci, tabasco e limone. PIATTO VINCITORE per la giuria

PRIMO
Coriandoli a mare (di Silvia Iacoponi)
Filemone 2010 vermentino

Coriandoli a mare, ovvero gnocchetti di farina colorati con ortiche, concentrato di pomodoro, zafferano e nero di seppie e conditi con ragù di pesci dimenticati (sugarelli e palamita) PIATTO VINCITORE per la giuria popolare

Coriandoli a mare, ovvero gnocchetti di farina colorati con ortiche, concentrato di pomodoro, zafferano e nero di seppie e conditi con ragù di pesci dimenticati (sugarelli e palamita) PIATTO VINCITORE per la giuria popolare

SECONDO
Filetto mascherato (di Shamira Gatta)
Bauci 2012 Viognier – ANTEPRIMA ASSOLUTA!

Filetto in maschera, ovvero filetto di palamita con panatura croccante di grissini servito su crema all'arancia

Filetto in maschera, ovvero filetto di palamita con panatura croccante di grissini servito su crema all’arancia

DOLCE
Frutti senza Trucchi (di Silvia Volpe)
Vini : Az. Fralluca, Suvereto

Frutti senza trucchi, ovvero sorbetto di arancia e di kiwi in cestino di fillo con crema di cioccolato e coriandoli di frutta

Frutti senza trucchi, ovvero sorbetto di arancia e di kiwi in cestino di fillo con crema di cioccolato e coriandoli di frutta

E poi alcuni momenti salienti della serata:

Cristina e Fabio alle prese con lo scherzo!

Cristina e Fabio alle prese con lo scherzo!

Silvia Volpe

Silvia Volpe

La frittura delle sarde

La frittura delle sarde! Noi non si frigge mica con l’acqua!

 

L'impiattamento degli gnocchi! Cosa assai seria e delicata!

L’impiattamento degli gnocchi! Cosa assai seria e delicata! Notare la concentrazione!

Ho messo tutti al lavoro per un po' di gnocchi!

Ho messo tutti al lavoro per un po’ di gnocchi!

Shamira, Cris e le palamite

Shamira, Cris e le palamite

Shamira e le sue palamite!

Shamira e le sue palamite!

Però c'è spazio anche per brindare!

Però c’è spazio anche per brindare!

Il verdetto

Il verdetto

Mi hanno anche fatto parlare!

Mi hanno anche fatto parlare!