Un lampone nel cuore: Cestino di pasta fillo con crema di mascarpone e purea di lamponi

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Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a “unlamponelcuore” intendono far conoscere il progetto “lamponi di pace” e la Cooperativa Agricola Insieme (http://coop-insieme.com/), nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo oltre vent’anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell’antica coltura dei lamponi e sull’organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull’aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall’inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola “ritorno” nella scelta del “restare”.

Giorni fa, leggendo questa storia davvero triste e terribile, una di quelle storie che passano inosservate e di cui i media si interessano poco o per niente, sono rimasta colpita nel profondo e solo immaginare quello che può essere accaduto a quella popolazione, a ciò che hanno provato mogli, madri e figlie vedendosi strappare i loro cari dalle braccia mi ha fatto piangere perchè anche io sono una moglie, una madre, una figlia e ho provato ad immedesimarmi in loro, anche se penso che non si possa arrivare mai a capire fino in fondo certe tragedie finchè non le si vivono in prima persona. Potete leggere questa storia nel blog di Anna Maria Pellegrino e poi capirete perchè ho deciso di dare anche io il mio piccolo contributo affinchè la Cooperativa Agricola Insieme possa continuare a portare avanti il progetto “Lamponi di Pace” e dare una nuova speranza a tutte le donne del Bratunac.

Potete leggere di questa iniziativa anche sulle seguenti testati giornalistiche:

http://espresso.repubblica.it/food/dettaglio/con-un-lampone-nel-cuore/2219628

http://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/cultura/2014/03/05/Italia-Bosnia-food-blogger-sostegno-donne-Bratunac_10185089.html

http://www.gamberorosso.it/news/item/1019237-donne-dolci-solidarieta-e-300-foodblogger-per-l-8-marzo-unlamponenelcuore-a-sostegno-della-cooperativa-agricola-insieme

http://www.cavoloverde.it/public/articoli/eventi/dettaglio_articolo.asp?id=1936

http://www.lazionauta.it/lamponi-di-pace/

http://www.argacampania.it/articolo4.asp?id=9887

http://www.santalessandro.org/2014/03/lamponi-la-bosnia/

Cestino_02Ingredienti per 6 persone:

  • 4 tuorli
  • 130 g di zucchero
  • 50 g di acqua
  • 300 g di mascarpone

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  • 4 fogli di pasta fillo da tagliare in 6 quadrati
  • 1 noce di burro

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  • 1 confezione da 150 g di lamponi freschi
  • mezzo bicchierino di brandy (facoltativo)
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • qualche goccia di succo di limone
  • cioccolato fondente per decorare
  • foglie di menta per decorare

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Procedimento:

Preparare la crema al mascarpone seguendo il procedimento che riporto in questo post e porla in frigorifero per qualche ora in modo che si addensi.

Se la vostra pasta fillo è congelata, fatela scongelare e srotolatela, quindi tagliatela ottenendo i 6 quadrati. Fondete il burro sul fuoco a bagnomaria e con questo spennellate sia i quadrati di pasta fillo che i pirottini in alluminio o in porcellana che volete utilizzare. Posizionate i quadrati dentro i pirottini in modo che si formino dei contenitori e facendo fuoriuscire gli angoli.

Cuocete in forno a 180°-200° per 10-15 minuti o finchè non cominceranno a colorirsi, quindi lasciateli raffreddare prima di estrarli.

Nel frattempo frullate i lamponi con lo zucchero, il limone e il brandy.

Posizionate i cestini nei piatti, riempiteli con la crema al mascarpone e ricoprite con la purea di lamponi al brandy. Decorate con dei lamponi freschi e della cioccolata fondente tagliata con il coltello a piccoli pezzi.

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Cake pops al pomodoro piccante

Lo scorso anno partecipare al contest della Mediterranea Belfiore è stato davvero stimolante e divertente. Il tema era libero e gli ingredienti con cui sbizzarrirsi davvero molti e di qualità. Quest’anno quando ho saputo il tema di questa edizione, sono rimasta a bocca aperta e soprattutto piena di dubbi e senza idee. Creare un dolce che tra gli ingredienti avesse il pomodoro non è cosa facile se si è abituati a pensare al pomodoro come ad un ortaggio. In realtà il pomodoro è un vero e proprio frutto e come tale è possibile trattarlo.

Dopo tanto pensare, la mia mente insana ha finalmente partorito un’idea: i cake pops che da tempo impazzano nel web. E pensare che è davvero una preparazione semplicissima e anche divertente, di sicuro apprezzata dai bambini golosi. Superata dunque la diffidenza dell’accostare un pomodoro  a qualsivoglia ingrediente di pasticceria, il procedimento è davvero in discesa… ammesso che abbiate un bel dolce a disposizione da sbriciolare con le vostre manine. E proprio a tal proposito si può considerare anche una ricetta del recupero per tutti quei dolci che non vengono mangiati, anche merendine volendo.

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Ingredienti per 10 cake pops:

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Procedimento:

Dentro una ciotola sbriciolare il ciambellone con le mani e mescolarlo con il mascarpone, la salsa di pomodoro e il peperoncino fino ad ottenere un composto che si possa maneggiare (se necessario aggiungere ancora un po’ di salsa).

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Formare 10 palline grosse poco più di una noce. Il segreto per farle tonde ed omogenee è quello di lavarsi e asciugarsi le mani tra l’una e l’altra.

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Posizionare le palline su un piatto ricoperto di carta forno, ben distanziate le une dalle altre e metterle nel congelatore per circa 30 minuti.

Tagliare il cioccolato in piccoli pezzi e farlo sciogliere a bagnomaria o nel microonde.

Immergere uno stecco, un bastoncino, o un piccolo spiedino nel cacao per un paio di cm, quindi infilzare con questa parte una pallina. Immergere adesso la pallina nel cioccolato fino a ricoprirla completamente quindi eliminare l’eccesso facendola roteare delicatamente. Dopo qualche secondo cospargerla di cocco rapè o granella di pistacchi. Infilzare il lato opposto dello spiedino su un pezzo di polistirolo in modo da far asciugare la pallina “in piedi”.

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Spatzle con…le vongole!

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Una ricetta per EXTRA PASTA, l’iniziativa che vede protagonista l’olio extra vergine d’oliva e che è successiva a EXTRA DOLCE, di cui è già uscita la pubblicazione.

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La prima volta che ho assaggiato gli spatzle mi trovavo a San Martino di Castrozza. Era estate e, dopo delle lunghe camminate, ci fermavamo a mangiare nelle malghe i piatti tipici trentini. Tornata in paese mi son subito procurata l’apposito attrezzo per poterli fare anche a casa perchè ci erano piaciuti davvero molto. Da allora li ho mangiati con vari condimenti, ma il classico, quello con panna e speck, rimane sicuramente il migliore. Una volta li ho fatti anche verdi con gli spinaci nell’impasto… eccezionali.

Peccato che dopo le prime volte la grattugia mi si sia arrugginita e quindi dovetti buttarla! In mio aiuto è arrivata la mia amica Micaela che da Trento mi ha portato la sua “grattugia” e ho potuto…

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Pici mediterranei su letto di carciofi

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Una ricetta per EXTRA PASTA, l’iniziativa che vede protagonista l’olio extra vergine d’oliva e che è successiva a EXTRA DOLCE, di cui è già uscita la pubblicazione.

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Da mesi seguo in sordina l’MTChallenge senza avere il coraggio di partecipare fino a quando una mattina, davanti ad una bella tazza di tè fumante, mi ritrovo con Cristina a parlare di tutti i nostri progetti culinari e lei se ne esce con “Ma perchè non partecipi all’MTChallenge?” E siccome non era la prima volta che me lo chiedeva mi son fatta coraggio e sono andata a vedere la sfida di questo mese e a cercar di capir bene le regole. E cosa leggono i miei occhi? La Patty che propone i pici! E, me ne vergogno da morire, da toscana ancora io, non solo non li ho mai cucinati, ma neanche li ho mai mangiati. Una sfida che allora è…

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Paccheri ripieni di carciofi e patate con granella di pistacchio

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Una ricetta a cui sono molto affezionata e la cui partecipazione ad Extra Pasta mi rende orgogliosa!

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Una ricetta per EXTRA PASTA, l’iniziativa che vede protagonista l’olio extra vergine d’oliva e che è successiva a EXTRA DOLCE, di cui è già uscita la pubblicazione. Entrambe fanno parte della collana EXTRA RICETTE.

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Quando fuori dal portone di casa tutto va di corsa e gli impegni si rincorrono, quando le amministrazioni ti fanno perdere un sacco di tempo a far file e a cambiar uffici, quando il traffico ti assilla, riuscire a ritagliarsi un po’ di tempo è una vera fortuna e per me il tempo speso meglio, escludendo quello dedicato ai miei figli, è quello trascorso in cucina. Comporre un piatto per me è come realizzare un progetto: ogni piatto ha la sua importanza. Combinare gli ingredienti e armonizzarli fra loro non è sempre facile, ma quando ci riesco è motivo di grande soddisfazione. E quando poi il piatto incontra il gusto (e anche la vista e…

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Plumcake allo yogurt e albicocche secche

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Alcuni cambiamenti dentro casa mi hanno costretta a riorganizzare la cucina, lavoro che comunque faccio periodicamente non avendo ancora trovato la pace dei sensi per quella stanza! Fatto sta, che avendo dovuto eliminare una credenza, mi si sono ristretti gli spazi e rimettendo tutto in ordine mi sono resa conto di quanta roba ho comprato senza averne una reale necessità. Sicuramente i miei Tupperware occupano molto spazio, ma non ce n’è uno inutilizzato. Invece ho comprato troppo cibo e lo spreco è una cosa che proprio non sopporto, se poi sono io a dover buttar via qualcosa, ancora di più mi viene un nodo alla gola. Fortuna che molte cose sono a lunga scadenza e so di averle comprate perchè incuriosita: mi capita spesso infatti di visitare mercatini o negozi bio e non ne vengo mai via senza aver acquistato qualche prelibatezza. Marmellate, sott’oli, paste e salse dunque fanno da padrone nella mia dispensa, ma anche e soprattutto farine per produrre il mio adorato pane. Non è stato facile trovare un posto a tutto e fare il punto della situazione, ma una cosa è certa: a parte comprare prodotti freschi come verdure e latticini non voglio fare più acquisti in surplus fintanto che non avrò consumato tutto quello che c’è già in casa. Se poi si considera che anche il congelatore del frigo mi sta lentamente abbandonando e devo sbrigarmi a consumarne il contenuto, credo che da domani il mio supermercato potrà chiudere fino a tempo indeterminato!

Il prossimo passo sarà quello di fare una lista di tutto quello che c’è e man mano smarcare ogni prodotto consumato fino ad esaurire la lista.

Tra le tante cose scovate all’interno della dispensa è uscita fuori una busta con delle albicocche secche con scadenza aprile 2014. Non ricordo neanche più perchè le comprai, ma probabilmente perchè avrei voluto provare qualche ricetta. Purtroppo la ricetta in questione si è persa nella memoria e così, dovendo fare un dolce per la colazione dei miei figli, ho pensato di utilizzare in questo delizioso plumcake allo yogurt.

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Ingredienti:

  • 3 uova
  • 150 g di zucchero semolato
  • 100 g di olio di semi di girasole
  • 150 g di yogurt bianco magro
  • la scorza grattugiata di un limone
  • 280 g di farina 00
  • 150 g di albicocche secche
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • 2 cucchiai di zucchero di canna

Procedimento:

Mescolate nel Bimby o con un frullatore le uova con lo zucchero e la scorza di limone per 3 minuti a vel. 4, quindi unite l’olio e lo yogurt continuando a miscelare per un paio di minuti alla stessa velocità. Mescolare la farina con il lievito e, con il Bimby in funzione, unire al composto cremoso. Impastare bene per ancora un minuto e mezzo/due, infine unire le albicocche tagliate a pezzi con il coltello. Mescolare per 30 sec. Vel. 2 Antiorario.

Imburrare e infarinare uno stampo da plumcake e versarvi il composto. Spolverizzare con poco zucchero di canna la superficie e infornare per 40 minuti a 180°.

Una volta cotto (fare sempre la prova stecchino) farlo raffreddare e sformarlo.

Plumcake albicocca_02Colgo l’occasione di questo post per parlarvi di un’iniziativa benefica a cui tengo particolarmente. Il Dynamo Camp è un luogo dove ogni difficoltà viene superata, dove la malattia non è un limite. Dynamo Camp è un camp di terapia ricreativa, primo in Italia, appositamente strutturato per bambini affetti da patologie gravi o croniche in terapia e nel periodo di post ospedalizzazione. Dynamo Camp intende offrire a centinaia di bambini la possibilità di riappropriarsi della propria infanzia attraverso un programma che in totale sicurezza e allegria li porti a ritrovare e acquisire fiducia in loro stessi e nelle proprie potenzialità.

Conosco personalmente le attività svolte da Dynamo Camp e l’impegno che ci mettono i volontari per rendere la vacanza di questi bambini un’esperienza unica ed indimenticabile. Per mantenere tutto ciò in vita però occorrono molte risorse e per questo è possibile dare il nostro piccolo contributo anche solo attraverso un sms al 45502.

Che aspettate allora?

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Che confusione: pane, pasta madre, farina… un corso per chiarirmi le idee o forse per confondermele ancora di più!

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Premetto: questo post servirà solo a farvi venire dubbi, quelli cioè che ho già io e che cerco di chiarirmi ormai da mesi… forse anni! Però il fascino della panificazione casalinga mi ha ormai catturato e non riesco ad uscirne fuori. Il mio pane è buono, non dico di no e il profumo che si sprigiona in casa dopo averlo cotto è davvero inebriante. Però, e questo è il mio dubbio amletico, perchè non riesco a far venire quella bella alveolatura? Il mio pane risulta sempre molto compatto e pesa sempre molto, ottimo se lo vogliamo strusciare col pomodoro (e il mio nome non è a caso!), però, sarà la mia fissa di avere tutto sotto controllo, vorrei essere io a decidere anche questo aspetto.

Mi applico, lo giuro, ma non ottengo i risultati sperati. Ultimamente poi ho avuto grossi problemi con la mia pasta madre, tanto che alla fine ho deciso di buttarla… Poco male: a parte il gesto estremo, fortuna che, avendo spacciato diversi figli in giro per il paese, trovo sempre qualcuno pronto a restituirmene un po’.

Vi racconto come è andata perchè potrebbe tornarvi utile un giorno, infondo è proprio sbagliando che si impara.

Dunque un giorno verso ottobre decido che era giunto il momento di rinfrescare il mio lievito e fare il pane e così lo tiro fuori dal frigo per portarlo a temperatura ambiente. Purtroppo un  impegno improvviso mi obbliga ad uscire di casa e star fuori diverse ore, per cui quando torno scopro che il mio lievito puzzava tremendamente di acido (uno dei problemi di gestire una pasta madre solida è proprio questo). Disperata cerco soluzioni al problema sui vari gruppi facebook che trattano la lievitazione naturale di cui faccio parte. Decido allora di proseguire con una serie di rinfreschi ravvicinati per un paio di giorni. Purtroppo però il problema persiste e arrivo a mettere in pratica la soluzione estrema: fargli il famoso bagnetto che consiste nel mettere a bagno il lievito in acqua a 26° con un cucchiaino di miele, dopo averlo sbriciolato. Dopo circa mezz’ora il lievito che viene a galla è la parte ancora buona da salvare, per cui va tolto dall’acqua e rinfrescato.

A questo punto l’acidità si era ridotta notevolmente, ma il pane non risultava più buono come una volta. Allora continuo a leggere ed informarmi e decido che è giunto il momento di provare a trasformarlo in li.co.li, ovvero lievito madre liquido. Il procedimento richiede alcuni giorni e qua è spiegato dettagliatamente. Il vantaggio di avere un li.co.li è che è possibile rinfrescarlo a distanza di molti giorni senza che esso diventi acido, qualcuno addirittura parla di 30-40 giorni. Terminata tutta la fase di trasformazione, il mio lievito continuava a non darmi soddisfazione, non era bello pimpante e gonfio come quello che vedevo nelle foto di altri blog. A quel punto l’unico gesto che mi rimaneva da fare è stato quello di gettare il tutto nell’immondizia, una vera disdetta, una sconfitta e anche una gran tristezza visto che ormai mi accompagnava da un paio di anni.

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Negli ultimi giorni però ho potuto partecipare ad un bellissimo corso sulla panificazione naturale, un corso per altro promosso anche da Slow Food e organizzato dalla Tenuta Bellavista Insuese di Guasticce, che si estende per oltre 700 ettari nell’entroterra livornese. Numerose sono le attività che è possibile svolgere all’interno della proprietà: riserva di caccia, pesca sportiva, passeggiate nel bosco per scoprire tutto ciò che la natura offre alla ricerca di panorami mozzafiato.
Soggiornare all’interno della Tenuta Bellavista Insuese è possibile grazie al Residence La Rondinaia e La Fattoria, appartamenti di vari tagli dall’arredo di sapore toscano sono pronti ad accogliervi per rendere le vostre vacanze indimenticabili. Con 7000 piante di olivo (dalle quali si raccoglie le varietà leccino, frantoio e moraiolo che poi vengono frante a freddo), si ricava un ottimo olio, OLEA che ha ricevuto quest’anno il riconoscimento per il migliore olio di oliva extravergine toscano I.G.P. per la categoria Fruttato Intenso piazzandosi al secondo posto al concorso “Olio Novo della Costa Toscana”. E soprattutto, e qui torniamo a bomba, l’Azienda si è dedicata alla coltivazione di molte varietà di cereali, ed in particolare a quella dei Grani Antichi, cioè tutti quei grani che non hanno subito interventi di selezione da parte dell’uomo e che non sono stati modificati geneticamente. Troviamo quindi qua grano Verna, Gentile Rosso ed Etrusco. Questi grani riscoperti hanno proprietà nutritive maggiori rispetto, percentuali di glutine più bassa, sapore più intenso e gradevole. Per ottenere le farine, i grani vengono macinati a pietra attraverso molini selezionati attentamente perchè la molitura industriale potrebbe pregiudicare le proprietà organolettiche delle farine attraverso il surriscaldamento, inoltre, in questo modo si preserva anche il germe di grano che contiene preziose sostanze nutritive.

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Il corso, tenuto dal maestro Claudio Pozzi, è stato davvero interessante perchè mi ha dato la possibilità di capire i miei errori, ma allo stesso tempo ha rivoluzionato tutto il mio modo di pensare sulla lievitazione naturale, togliendomi anche un po’ il piacere di tenere le mani in pasta, infatti il suo metodo prevede l’impasto nella ciotola e consiglia di manipolarlo il meno possibile onde evitare di rompere la catena glutinica, procedendo con piegature per incorporare aria. La mattina abbiamo impastato utilizzando il suo lievito vecchio 130 anni (!!!), quindi abbiamo pranzato al Ristorante della Rondinaia e poi, tra un reimpasto e una chiacchierata molto interessante sui grani e le farine, abbiamo finalmente impastato il frutto delle nostre “fatiche” nel grande forno a legna del ristorante. Un pane buonissimo, quasi inutile dirlo e, finalmente alveolato quanto basta per convincermi ad abbandonare le mie pratiche, quelle utilizzate fino ad ora, ed intraprendere quelle appena apprese o almeno, come ci ha insegnato Claudio, a cominciare a farle mie e poi creare un mio metodo che non è detto sia più o meno sbagliato di un altro, l’importante è ottenere i risultati sperati.

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Pronto per il forno

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In forno

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Io e la mia pagnotta

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Tornata a casa, il giorno dopo, non potevo certo esimermi dal mettere subito in pratica gli insegnamenti e devo dire che il risultato c’è stato anche se c’è ancora molto lavoro da fare.

Nei prossimi post vi spiegherò il procedimento dettagliatamente con fotografie esplicative, promesso. Nel frattempo permettetemi di ringraziare la Signora Sabina della Tenuta Bellavista Insuese per avermi concesso l’uso delle foto.