Ravioli di cotechino su letto di lenticchie

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Io ve lo devo proprio dire: il rosso proprio non mi piace (nonostante in casa abbia una parete totalmente di questo colore!) e forse è per questo motivo che il Natale non è tra le mie feste preferite: solo il pensiero di mettermi a fare l’albero e averlo tra i piedi per 20 giorni (perchè non esiste che in questa casa si faccia prima del 15 dicembre!) mi fa venire il prurito! Dopo due giorni non vedo già l’ora che sia il 6 gennaio per poterlo disfare! Però che devo farci? Per i bambini questa festa è molto importante e ci tengono a tutti i riti, anche se son già grandicelli (il maggiore da pochi giorni ha compiuto 15 anni!) e a Babbo Natale non credono più! Però bisogna comunque preparare il pasto per questo uomo barbuto la sera del 24 e fargli trovare le bucce dei mandarini sul tavolo la mattina dopo con i regali sotto l’albero! Vabbè lo ammetto… son quelle cose che comunque fanno tanto famiglia e alle quali non rinuncerei mai, neanche e soprattutto per un po’ di disagio che può crearmi un albero finto! E quest’anno poi, che probabilmente non saremo a casa per Natale, questi riti mancheranno un po’ anche a me!

Quel che invece a me più piace di queste feste è il ritrovarsi con tutta la famiglia (durante l’anno, essendo numerosi, è sempre più difficile farlo) e la soddisfazione che provo nel cucinare in maniera speciale per le persone a cui voglio bene. Questo per me è il più bel dono che posso fare, e infondo, quello che mi riesce fare meglio. Non è una cosa che si può improvvisare un menù natalizio per 15-18 persone… è una cosa che va pensata prima, che richiede ricerca, sperimentazione e organizzazione e a me poi non piace mai fare la stessa cosa e anzi, mi piace sorprendere ogni volta! Basta dunque alle solite lasagne e al solito roastbeef (il menù classico di mia madre ;) ).

Quest’anno se avrò la possibilità di festeggiare con i miei familiari vorrei proporre una ricetta sperimentata la prima volta ad un corso di cucina fatto due o tre anni fa.

Ravioli di cotechino_02Ingredienti per 50-60 ravioli:

  • 3 uova
  • 300 g di farina per pasta e gnocchi fatti in casa
  • 1 cotechino di 500 g
  • 3 patate medie
  • 1 rametto di rosmarino
  • 200 g di lenticchie secche
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • olio EVO
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 peperoncino secco

Procedimento:

Mettere le lenticchie a bagno per una notte, quindi scolarle, sciacquarle e metterle sul fuoco in una pentola piena di acqua con la carota sbucciata, il sedano e la cipolla. Portare a bollore e cuocere per circa 20-30 minuti: occorre assaggiarle perchè le lenticchie non sono tutte uguali e hanno diversi tempi di cottura. Salarle soltanto 10 minuti prima di spegnere il fuoco.

Lessare le patate con la buccia, quindi sbucciarle e schiacciarle. Tritare il cotechino (senza cuocerlo) e unirlo alle patate. Tritare il rosmarino e unire anch’esso al composto. Aggiustare di sale e mescolare bene. Il ripieno dei ravioli è pronto.

Impastare la farina con le uova su una spianatoia o in un robot da cucina. Aggiungere anche il sale. Fare una palla con l’impasto, coprirla con un panno e lasciarla riposare per 15 minuti.

Nel frattempo preparare il condimento dei ravioli: schiacciare uno spicchio di aglio e metterlo in padella con 2/3 cucchiai di olio EVO e un piccolo peperoncino tritato (facoltativo). Accendere il fuoco e non appena comincerà a soffriggere unire le lenticchie scolate. Far insaporire per pochi minuti aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura delle lenticchie. Metterne una metà in un bicchiere dai bordi alti e frullare con un mixer ad immersione aggiungendo ancora un po’ di acqua. Versare di nuovo in padella con le lenticchie intere, aggiungere il cucchiaio di concentrato di pomodoro e mescolare. Spegnere la fiamma.

Stendere la pasta con la macchinetta (nonna papera) o, se preferite, con il matterello ottenendo delle strisce molto sottili, larghe 10 cm. Posizionare un cucchiaino di impasto a distanza regolare l’uno dall’altro per tutta la lunghezza della sfoglia e ripiegare la sfoglia su se stessa, premendo intorno ad ogni raviolo.(se necessario bagnare leggermente con un po’ d’acqua). Coppare con gli stampini.

Lessare i ravioli in abbondante acqua bollente e salata per pochi minuti, quindi scolarli e condirli col sugo di lenticchie.

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Pain fendu ai tre cereali

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Quante soddisfazioni mi da il mio lievito madre: i suoi figli sono sparsi per tutta la provincia di Livorno ed è un  piacere vederlo crescere. Ha un profumo buonissimo, non è più acido come un tempo e quando ce l’ho fra le mani mi dà veramente un senso di pace e di riconnessione col mondo. Lo metto a riposare nel suo barattolo e dopo qualche ora lo vedo lì, esuberante come non mai, uscire fuori e strabordare, ricco di bolle e di voglia di vivere. E’ un figlio da accudire, ma ti dà sicuramente molti meno pensieri! Però, c’è un però…

Mi capita di frequentare molti gruppi facebook di panificazione e necessariamente scorgo la differenza tra la mia panificazione e quella di altre blogger: quello a cui ambisco io è un pane ricco di alveolature, che, nonostante i miei vari tentativi, ancora non sono riuscita ad ottenere. Vi giuro che non me ne faccio una ragione perchè ritengo che il mio lievito sia bello attivo e non capisco perchè non voglia darmi questa soddisfazione.

Questa volta ho provato a seguire i consigli di Barbara di Bread & Companatico: secondo lei può dipendere dall’idratazione, dal lievito o dal tipo di farina! Allora non mi resta che andare per esclusione: il lievito mi sembra in perfetto stato, la farina è di ottima qualità, non mi resta che modificare l’idratazione! Decido quindi di prelevare una parte del mio lievito e di idratarlo al 100%, quindi opto per una idratazione del mio pane all’85%. A questo punto l’impasto era molto liquido, impossibile pensare di lavorarlo e dargli una forma. Decido quindi di aggiungere altra farina e arrivare quindi ad una idratazione del 50% (500 g di acqua su 1 Kg di farina). A questo punto ottengo un buon impasto e mi sembra che sia perfetto per dargli la forma decisa questo mese per l’école de boulangerie del gruppo facebook panissimo, il pain fendu, di cui potete vedere una esauriente spiegazione qui.

Alla fine non ho ottenuto le tanto sospirate bolle (semmai quelle possono essere venute a me a forza di insistere), ma il pane era davvero buono e profumato.

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Ingredienti per due pain fendu:

  • lievito madre (100 g di lievito rinfrescato con 100 g di acqua e 80 g di farina tipo 1)
  • 1 Kg di farina bio ai tre cereali (grano tenero, farro e segale)
  • 450 g di acqua + 50 g
  • 1 cucchiaino di malto di mais
  • 10 g di sale

Procedimento:

Quando il lievito madre sarà pronto per l’utilizzo, mettetelo nell’impastatrice con il malto e i 450 g di acqua tiepida. Azionare l’impastatrice (nel mio caso il Bimby a vel.5 per 20 secondi) per far sciogliere il lievito. Aggiungere la farina e impastare per un paio di minuti. Nel frattempo scaldare i restanti 50 g di acqua e sciogliervi il sale. Unire all’impasto con il lievito.

Continuare ad impastare a mano per altri 5 minuti, quindi mettere l’impasto a lievitare fino al raddoppio, coprendolo con un canovaccio e mettendolo al riparo da correnti di aria.

Quando l’impasto sarà pronto, metterlo sul piano di lavoro, dividerlo a metà e dare forma ai due pani con un mattarello come nel video linkato più su. Posizionare su una teglia da forno coperta di carta, coprire e lasciar lievitare ancora 1 ora e mezzo.

Cuocere in forno preriscaldato a 210°C per i primi 10 minuti, quindi abbassare a 180° e cuocere ancora per 30 minuti.

A cottura ultimata, far raffreddare su una griglia.

Inutile che vi dica quanto questo pane sia buono con l’olio novo appena franto che mi ha portato mio padre!

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Happy Birthday Pane e Pomodoro!!!

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Son già trascorsi due anni? Ma non è possibile! Eppure oggi la mia creaturina compie gli anni: 354 post, quindi una media di 1 post ogni 2 giorni. Pure statistiche perchè dietro al blog si nasconde una casalinga, madre di tre maschietti (che poi tanto etti ormai non lo sono più), con le sue lune, i suoi momenti di entusiasmo e i suoi momenti di stress. Ci sono stati giorni in cui avrei pubblicato anche 5 ricette, alternati poi a settimane in cui proprio non ho avuto voglia, ma soprattutto tempo.

Quel che è certo è che l’entusiasmo con cui mi avete seguito mi ha fatto arrivare fin qui. Ormai è diventata una droga e non passa giorno che io non controlli almeno una volta se ci sono commenti e quante persone sono state interessate a quello che ho scritto.

Pane e Pomodoro è una parte di me, non è solo un ricettario di cucina come voleva essere quando è stato creato. In due anni di acqua sotto i ponti ne è passata molta, e gestirlo mi ha dato la possibilità di conoscere molte persone che gravitano intorno a tutto ciò che è cibo e cucina, accrescendo almeno un po’ la mia cultura a riguardo. Non conosco la verità assoluta quando scrivo una ricetta (non ho la cultura per poterlo fare), ma quel che pubblico è frutto della mia esperienza e la cosa bella è sempre potersi confrontare.

Colgo l’occasione di questo compleanno per informarvi che probabilmente quest’estate mi leggerete meno: collaborerò con un ristorante e questo mi impegnerà alcune ore al giorno consentendomi però di imparare molte cose.

La semplicità è la base di questo blog, anche se a volte siamo andati fuori tema e ci siamo avventurati in esperimenti più complessi o magari un po’ azzardati, ma la base rimane comunque quella della cucina semplice di tutti i giorni, come lo è appunto il pane e pomodoro. Proprio per questo oggi ho deciso di festeggiare questo giorno con un dolce semplice, un classico che penso la maggior parte di chi legge già conosce e ha provato almeno una volta nella vita: la torta sette vasetti, ovvero la torta allo yogurt. Già pubblicata qui grazie alla mia amica Daniela, questa volta ne ho fatto una versione personalizzata, sostituendo un vasetto di farina con un vasetto di farina di cocco e utilizzando lo yogurt al cocco.

Quindi per la ricetta vi rimando al link sopra e non mi resta che brindare ad altri felici anni insieme.

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Lunedì senza carne: crepes dolci con ricotta e marmellata di pere

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Ok! Non ho il pollice verde , né ho mai preteso o desiderato di averlo, però se c’è una cosa a cui non posso rinunciare in questo periodo è quella di avere almeno un vasetto con un po’ di basilico e uno con del prezzemolo. Si dice infatti ad una persona che è sempre in mezzo che è come il prezzemolo perché sta bene ovunque! D’inverno io sono solita comprarlo, lavarlo bene e pulirlo togliendo le foglie dai rametti. Quindi lo asciugo bene e lo metto negli appositi contenitori per verdure della Tupperware, che sono davvero miracolosi perché riescono a conservarlo fresco in frigo fino a 15 giorni! Non esagero! Provare per credere! Avere però la possibilità di raccoglierlo fresco è tutt’altra storia: il profumo è inimitabile!

Per quanto riguarda il basilico d’inverno ne uso davvero poco. Ho provato a congelarne qualche foglia negli anni scorsi, ma francamente poi è rimasto tutto l’inverno nel congelatore e non ho mai avuto l’idea di usarlo, mentre d’estate è meraviglioso in qualsiasi piatto. Addirittura io amo ancora di più le infiorescenze, che amo distribuire sul mio amatissimo pane e pomodoro.

Ma oggi non siamo qui a parlare di un piatto salato, bensì di un dolce: le crepes. Che dire che non si sia già detto? Ognuno di noi ha la sua ricetta perfetta, la mia è quella che leggerete sotto e da cui non mi discosto mai visto che “squadra che vince non si cambia”. Ovviamente per la versione salata non aggiungo zucchero.

Il bello delle crepes è che sono estremamente versatili: a parte che possono rientrare in portate salate che dolci, possono essere riempite davvero con qualsiasi cosa, possiamo dargli un’infinità di forme diverse e poi possono anche essere congelate per essere utilizzate all’occorrenza.

Crpese ricotta e pere

Ingredienti per le crepes (circa 18-20 da 18 cm):

  • 3 uova
  • 250 g di farina
  • 500 g di latte
  • 60 g di zucchero
  • un pizzico di sale
  • burro

Ingredienti per il ripieno di 4 crepes:

Procedimento:

Setacciare la farina in un recipiente e unire lo zucchero e il sale. Aggiungere il latte poco alla volta mescolando e cercando di non formare grumi. In un altro contenitore sbattere le uova, quindi unirle alla farina con il latte e mescolare bene. Porre in frigo per circa un’ora.

Scaldare una padellina dai bordi bassi e passarvi sopra del burro infilzato su di una forchetta (davvero pochissimo). Versarvi sopra una tazzina di pastella e con un rotatorio movimento del polso spanderla su tutta la padella. Rimettere immediatamente sul fuoco e appena cominceranno a staccarsi i bordi rigirare la crepes e cuocerla per altri due minuti. Procedere così ungendo leggermente la padellina tra una crepes e l’altra.

Impilare le crepes sopra un piatto fino a finire tutta la pastella.

In un piatto mescolare la ricotta con due cucchiai abbondanti di marmellata alla pera, il brandy e la cioccolata tritata grossolanamente con il coltello.

Stendere il composto su ogni crepes e arrotolarla. Mettere le crepes ripiene in una teglia e mettere su di ogni una dei fiocchetti di burro. Infornare con il grill acceso fintanto che non si saranno dorate. Servire.

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Filetti di orata su vellutata di cannellini e salvia fritta

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Ogni tanto la voglia di mettermi in cucina per esprimermi mi assale, di solito succede nei giorni di maggior stress, quando i problemi di tutti i giorni diventano pesanti e sembrano ostacoli insormontabili anche se magari son piccolezze. Ognuno ha il suo metodo per scaricare lo stress (di sicuro il mio – purtroppo- non è quello di mettermi a pulire casa!!!): il mio è quello di tirar fuori pentole, padelle e ammenicoli vari e sporcare la cucina! Insomma, bisogna farmi arrabbiare per convincermi a mettermi a friggere! E se c’è un pesce da sfilettare, anche meglio!

Oggi era uno di quei giorni e così, armi alla mano, mi son rinchiusa (per modo di dire visto che la mia cucina non ha porte) in cucina e mi son messa a spadellare. E’ incredibile! Ma quando faccio così mi sento un po’ un’artista anche io perchè creare un piatto è un po’ come creare un quadro che vedi nascere su una tela. La mia tela in questo caso è proprio il piatto, i miei colori sono gli ingredienti e i miei pennelli sono i miei mestoli, le mie pentole e tutti gli altri attrezzi. In quei momenti voglio essere lasciata sola perchè, proprio come un’ artista, anche io ho bisogno di concentrazione.

Questo è un piatto genuino e profumatissimo, basti pensare alla presenza di aglio, rosmarino, salvia, pepe e peperoncino per capire che buon odore sprigioni.

Per friggere vi consiglio sicuramente l’olio di semi di arachidi perchè è l’olio con il punto di fumo più alto. Cosa vuol dire? Il punto di fumo è la temperatura a cui un grasso alimentare riscaldato comincia a sviluppare fumo, si decompone alterando la propria struttura molecolare e formando acroleina, una sostanza tossica e cancerogena. Potete leggere un interessante articolo a riguardo qui.

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Ingredienti per 2 persone:

Procedimento:

La sera prima mettete a bagno i fagioli e la mattina scolateli e metteteli a cuocere (possibilmente in un coccio o in una apposita legumiera) con del rosmarino e uno spicchio di aglio. Dovranno cuocere circa 30 minuti. Salare solo quando saranno trascorsi i primi 20 minuti. Una volta cotti scolarli leggermente ma tenendo da parte l’acqua (potrete aggiungerla per dare la giusta consistenza alla crema), togliere l’aglio, aggiungere un filo di olio EVO e del pepe macinato e frullare con un frullatore ad immersione. Aggiungere l’acqua di cottura se necessario.

La parte più difficile è ovviamente sfilettare l’orata, ma fortunatamente ci sono molte pescherie disponibili a fare per noi questa operazione. Nel caso vogliate cimentarvi voi, munitevi di un buon coltello per sfilettare: migliore è il filo della lama e più facile sarà effettuare questa operazione senza rischio di tagliarsi! Munitevi anche di una pinzetta apposita per togliere le lische della pancia, o in assenza di questa, possono andare bene anche delle pinzette da sopracciglia, ben pulite ovviamente!

Mettere abbondante olio per friggere in un wok e accendere il fuoco.

Preparare una pastella con un uovo, la farina e poca acqua frizzante fredda. Salare. Immergervi le foglie di salvia lavate, quindi passarle nell’olio bollente e farle cuocere da entrambi i lati finchè non si saranno leggermente dorate, quindi scolarle e adagiarle su un foglio di carta assorbente.

Ungere leggermente con dell’olio EVO una padella antiaderente e mettervi uno spicchio di aglio schiacciato e un peperoncino secco tritato. Mettere sul fuoco e appena è calda adagiarvi i filetti di pesce con la pelle a contatto della padella. Cuocere 2 minuti per lato e salare.

Comporre il piatto: mettere 2-3 cucchiai di crema di cannellini sul fondo di un piatto e adagiarvi sopra i filetti di pesce. Accompagnare con le foglie di salvia fritte.

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Oggi cucina lui: frittelle d’acacia 2, la vendetta!

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Appuntamento fisso ogni anno: la prima fioritura delle acacie! Mio marito ne è un vero patito ed ormai è diventato lui lo specialista delle frittelle che distribuisce a tutto l’isolato!

Infatti ve le avevo già proposte qui lo scorso anno e tanto ci era piaciuta l’idea che ne facemmo un contest. Ma questa è ormai storia vecchia anche se potete ancora consultare il pdf con tutte le ricette con i fiori!

Quest’anno l’estroso marito ha voluto aggiungere della frutta ai fiori: in casa avevamo solo una (e dico UNA banana) e delle mele, per cui quelle abbiamo utilizzato e le abbiamo inserite nella pastella a piccoli pezzi prima di friggere.

Per la ricetta dunque vi rimando a quella dello scorso anno che essenzialmente è rimasta uguale, ma con  un uomo in cucina che improvvisa sul momento con quello che ha a disposizione, non si può mai sapere!

La ricetta poi si presta perfettamente anche per onorare l’ormai puntuale appuntamento con il “lunedì senza carne” a cui non si può e non si deve rinunciare. Ne abbiamo già parlato abbondantemente nei lunedì precedenti, ma mi piace spendere qualche parola a favore di questa iniziativa tutte le settimane perchè è una cosa che riguarda tutta l’umanità: se continueranno ad esistere gli allevamenti intensivi tutto il nostro pianeta ne risentirà. Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa anche senza diventare vegetariani. Inoltre, vi posso assicurare avendo intrapreso questa strada già da alcuni mesi, che ridurre il consumo di carne e scegliendo i prodotti giusti, porta anche ad un notevole risparmio economico.

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Segnaposto di Natale: i Julecakes di Sigrid

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Io lo sapevo! Erano giorni che resistevo, ma lo sapevo! Non dovevo aprire il libro di Sigrid Verbert “Regali golosi” proprio sotto le feste di Natale! Ed ora eccomi qui a spignattare per amici e parenti… Troppo bello! Un sacco di idee carine e piene di charme, accattivanti e originali, ma sempre golose! Tanti biscottini in tutte le forme e… in tutte le “salse”, dolcetti, barattoli regalo e scatoline (lo scorso anno ne ho confezionate una marea per i miei biscottini!).

Quest’anno sono un po’ in ritardo: il fatto di non passare il Natale a casa a sfornare mangiarini per i miei familiari, mi ha tolto un po’ la fantasia ma l’altra sera avevamo amici a cena e stavo sfogliando il libro svogliatamente quando mi sono saltate agli occhi queste meravigliose briochine speziate. Per l’appunto avevo da poco acquistati questi deliziosi stampi di carta per panettoncini e, quale occasione migliore per usarli se non una cena tra amici?

L’estroso di casa assaggiandoli ha detto che erano buonissimi ma che, accompagnandoli a dei salumi molto saporiti, erano ancora meglio! E in effetti non gli si può dar torto perchè non sono molto dolci e quindi è molto piacevole il lieve contrasto.

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Ingredienti per 10 Julecakes:

  • 520 g di farina 0
  • 270 ml di latte
  • 75 g di zucchero
  • 55 g di burro
  • 1 uovo
  • 50 g di uvetta
  • 50 g di prugne secche
  • 50 g di fichi secchi
  • 20 g di arancia candita
  • 20 g di limone candito
  • 20 g di zenzero candito
  • mezzo cubetto di lievito di birra
  • un cucchiaino di cardamomo in polvere Tec-Al
  • una presa di sale

Procedimento:

Scaldare appena metà latte della quantità indicata e sciogliervi dentro il lievito di birra.

Io come sempre per gli impasti uso il Bimby, ma è un impasto che si può benissimo fare a mano. Nel caso non aveste un’impastatrice procedete inserendo gli ingredienti nello stesso ordine con cui io li ho inseriti nel Bimby.

Versare la farina nel boccale, aggiungere il lievito disciolto, lo zucchero, l’uovo, il burro morbido, il cardamomo in polvere Tec-Al e il sale. Avviare il Bimby con la funzione “impasto”, appena gli ingredienti cominceranno ad amalgamarsi, aggiungere lentamente anche il resto del latte. Fate andare per 3-4 minuti. otterrete un impasto, liscio e leggermente appiccicoso. Rovesciatelo su un piano di lavoro, dategli la forma di una palla e copritelo lasciandolo lievitare finchè non raddoppia.

Tagliare la frutta secca e i canditi in piccoli pezzi e incorporarli all’impasto.

Dividere l’impasto in 10 palline e posizionare ognuna dentro uno stampo di carta. Spennellare con del burro fuso, coprire e lasciar lievitare ancora un’ora.

Cuocere a 180° per circa 20 minuti.

Con queste dosi Sigrid prepara 12 brioscine, ma ovviamente dipende da quanto sono grandi i vostri stampi.

Inoltre io ho utilizzato una quantità minima di lievito e ho preferito lasciarli lievitare più tempo.

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Petto di pollo al curry

Si fa presto a dire pollo al curry! Anni fa una mia amica me lo preparò per cena convinta di aver scoperto l’America. In verità, ricordo di aver fatto una gran fatica a mangiarlo: era del petto di pollo passato in padella e spolverizzato col curry! Niente più! Ora a prescindere che la mia amica ha tante belle qualità, compresa l’intraprendenza e la voglia di fare, in cucina credo che abbia ancora molto da imparare. Comunque sia, fu così che archiviai qualsiasi fantasia di volerlo rifare a casa mia e del pollo al curry non ho più sentito parlare fino a questa estate, quando al corso di cucina di Spazio QB, Paola ci ha insegnato come deve essere la vera ricetta di questo piatto indiano.

Solo oggi ho trovato il coraggio di proporlo in tavola ai miei figli, credendo che per loro il sapore del curry potesse essere troppo forte, e invece…. è stato apprezzato in pieno, vabbè non proprio da tutti, ma questa è un’altra storia!

Se poi volete veramente fare le cose come si deve, dovrete accompagnare il tutto con del riso pilaf che si prepara mettendo il riso basmati, dopo averlo sciacquato bene, in una pentola. Coprirlo di acqua bollente. Posizionare della carta forno bagnata e strizzata sopra la pentola. Cuocere 7 minuti e mezzo.

Questa è una di quelle ricette che stupisce gli ospiti pur essendo molto semplice da preparare.

Ingredienti per 4 persone:

  • 450 g di petto di pollo
  • 2 carote
  • 2 coste di sedano
  • 1 mela granny smith
  • 1 cipolla bianca media
  • 1 barattolo di latte di cocco
  • poca farina
  • 1 cucchiaio di curry
  • 1 cucchiaio di curcuma
  • olio EVO
  • sale

Procedimento:

Tagliare il pollo a cubetti, infarinarli. Mettere poco olio EVO in una padella antiaderente e quando sarà caldo mettere il pollo a rosolare appena. Appena si sarà chiusa la cottura, salare.

Pulire e lavare tutte le verdure. Tagliarle a piccoli bastoncini. Farle saltare in una padella con poco olio, lasciandole croccanti. Salare e aggiungere il latte di cocco, la curcuma e il curry. Far restringere il latte finchè non si forma una crema, quindi aggiungere il petto di pollo e mescolare bene.

Servire con il riso pilaf.

Crema di cannellini allo zenzero con cialda al gomasio

Ormai lo sapete e ve lo avevo detto anche nel post precedente: quando apro il libro di Sigrid Verbert non riesco più a fermarmi perchè adoro i finger food e, se son veloci, ancora di più. Senza parlare che questa è una ricetta prettamente vegana e ultimamente sono sempre più incuriosita da questo tipo di alimentazione. Personalmente non credo che riuscirei mai a rinunciare a certi alimenti di origine animale, ma son convinta che il consumo della carne andrebbe comunque ridotto.

Ho voluto unire a questo finger food dei bastoncini di cialda croccante al gomasio, tratte dal libro di Antonio Scaccio, amico e chef di orientamento vegano, “La cucina vegetariana golosa”. Vi comunico che d’ora in avanti vedrete spesso su questo blog ricette tratte da questo libro: esperimenti per me, ma che spero apprezzerete.

La ricetta è davvero velocissima, a patto di avere già i fagioli cotti. Vi consiglio di cucinarveli da soli e di non utilizzare quelli nei barattoli già pronti perchè il sapore e l’odore avranno sicuramente una marcia in più!

Inoltre non vi darò le dosi perchè quando cuocete i fagioli è sempre consigliabile cuocerne una buona quantità da utilizzare in tanti altri piatti, come ad esempio i minestroni e le zuppe. E poi molto dipende dal fatto se vorrete anche voi fare dei finger food oppure servire questa crema in dei cocci.

Ingredienti:

Preparazione:

Lasciare i fagioli a bagno per una notte, quindi scolarli e metterli a cuocere (meglio in un coccio o, come ho fatto io, in un’apposita bowl) insieme all’aglio sbucciato e schiacciato e il rosmarino. Cuocere finchè si saranno ammorbiditi (circa 40 minuti dal momento che inizia a bollire).

Nel frattempo preparare le cialde. Sbattere gli albumi senza montarli a neve. Unire la farina e la maizena (attenti a non fare i grumi) e mescolare bene. Unire anche il gomasio. Coprire una placca con della carta forno e formare dei dischetti molto sottili con questa miscela. Infornare a 200°C, possibilmente con forno ventilato, finchè non si saranno asciugate e cominceranno a colorirsi leggermente. Sfornare e lasciar raffreddare, quindi tagliare a striscioline.

Lavare il porro e tagliarlo a striscioline. Tritare la cipolla e mettere insieme al porro in una padella con dell’olio EVO Dante. Far stufare, eventualmente aggiungendo un mestolo di acqua calda, quindi aggiungere i fagioli con la loro acqua di cottura. Salare e far cuocere una decina di minuti. Grattugiare lo zenzero e unirlo ai fagioli. Frullare il tutto con un mixer ad immersione e versare nei bicchierini o nei cocci. Spolverizzare con pepe dei Piaceri Tec-Al e inserire alcune cialdine.

 

Pane alla zucca nella macchina del pane

L’autunno sta veramente cominciando a farsi sentire e, dopo averci donato ieri una bellissima giornata di sole che ha spinto anche i meno temerari a mettersi in costume sulla spiaggia, oggi ci ha regalato tanta pioggia e anche un po’ di melanconia!

Io da ieri ho cominciato a seguire una delle diete più discusse degli ultimi anni, quella di Pierre Dukan (e voi non potete capire quanto possa essere dura per una foodblogger produrre e non poter assaggiare!), che prescrive tra l’altro una salutare camminata tutti i giorni di almeno 25 minuti, quindi non potevo trasgredire alla regola già dal secondo giorno di dieta e così ho deciso di farmi questa bella camminata lungomare anche questa mattina. Vedere la pioggia che cade è sempre una bella sensazione, ma mai quanto quella di vederla sul mare in giornate come quella di oggi.

E’ stata sicuramente una passeggiata ritemprante e piacevole, ma alla fine ero bagnata fino al midollo e son dovuta correre a casa a cambiarmi.

Con una giornata così, dunque, non posso che proporvi una ricetta che contempli tra i suoi ingredienti uno degli ingredienti più classici dell’autunno, la zucca. Un ingrediente che si presta nella preparazione di numerosi piatti, dai risotti, alle vellutate, ai dolci, ai ripieni per i ravioli e chi più ne ha più ne metta… Io però ho voluto provare a metterla nel pane e vedere se poteva essere apprezzato in casa mia. Io, ovviamente, non l’ho potuto neanche assaggiare!

Ingredienti:

  • 500 g di farina 0
  • 300 g di zucca pulita
  • 100 g di acqua
  • 80 g di latte
  • 1 cucchiaino di sale
  • 2 rametti di rosmarino
  • un cucchiaio di malto di grano o zucchero
  • 1 cucchiaio e mezzo di olio EVO
  • mezzo panetto di lievito di birra (circa 13 g)

Procedimento:

Pulire la zucca togliendo la scorza e i semi e cuocerla in forno o al vapore. Io l’ho cotta utilizzato il Microgourmet della Tupperware in microonde a 800W per 15 minuti. Farla raffreddare e frullarla insieme al rosmarino (che io mi son dimenticata!!!).

Mettere nella macchina del pane prima tutti gli ingredienti liquidi (acqua, latte e olio), il sale e poi gli altri in questo ordine: zucca, farina, lievito sbriciolato, malto o lievito.

Avviare il programma per “pane base” e aspettare che sia pronto.

E’ buonissimo appena sfornato, ma anche grigliato tipo bruschetta, con formaggi e affettati! Almeno così mi hanno riferito!

Con questa ricetta partecipo al contest di Staffetta in Cucina: