Gingerbread o biscotti di pan di zenzero: a noi piace Shrek!!!

Approfitto di questo post per comunicare che ho creato un gruppo di blogger di wordpress su facebook per condividere problemi e consigli di questa piattaforma. Chi fosse interessato può richiedere di entrarne a far parte!

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Sarà che vengo da una settimana durante la quale i miei figli mi hanno fatto vedere per la milionesima volta tutta la serie di Shrek (che peraltro adoro!!!), sarà che la mia amica Salima mi ha fatto avere lo stampo dell’omino di pan di zenzero che tanto desideravo, ma più probabilmente, sarà il fatto che adoro il profumo che questi biscotti sprigionano per tutta la casa che mi ha spinto a mettermi all’opera in questi giorni che precedono il Natale.

Ma oltre ad essere buonissimi, sono anche troppo simpatici, ideali anche da appendere all’albero se prima di infornarli vi ricordate di fare un piccolo foro sulla fronte!

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Ingredienti per circa 25 biscotti:

  • 300 g farina 00
  • 115 g di burro
  • 80 g di zucchero
  • 120 g di miele
  • 2 cucchiaini di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata
  • 5 chiodi di garofano tritati (io ho usato il Bimby)
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 uovo

Procedimento:

Mescolare le polveri (farina, zucchero, bicarbonato e spezie), unire il burro freddo di frigo e il miele. Azionare il Bimby (o il vostro robot) a vel. 4 per 30 secondi e infine aggiungere anche l’uovo e impastare ancora per pochi secondi. Fare una palla con l’impasto ottenuto e avvolgerlo nella pellicola trasparente. Mettere in frigo per qualche ora coperta con pellicola, quindi stendere l’impasto e copparlo con l’apposito stampino. Cuocere i biscottini in forno a 180° per 15 minuti.

Ingredienti per la glassa:

  • 1 albume
  • 150 g di zucchero a velo
  • coloranti alimentari
  • chicchini vari

Procedimento:
Far raffreddare e nel frattempo preparare la glassa montando a neve un albume, quindi unire 150 g di zucchero a velo fino ad ottenere una crema densa. Colorarla a piacere e decorare i biscotti. Aspettare qualche ora affinchè la glassa abbia il tempo di asciugare.

Per decorare io ho utilizzato dei coni fatti con la carta da forno.
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Lo Sfratto di Pitigliano

Foto di Nicola Mauro Salza

Foto di Nicola Mauro Salza

Forse, e solo forse, mi son risvegliata dal mio torpore. Oggi è stata una giornata ricca di soddisfazioni culinarie ed è tornata la voglia di tornare a scrivere, soprattutto dopo tutte le vostre parole di incoraggiamento. Erano mesi che mi riproponevo di provare questo dolce, conoscevo gli ingredienti, ma non sapevo quali dosi utilizzare. Ho cercato un po’ in giro per il web e non ho trovato molto che mi soddisfacesse, così ho deciso di fare di testa mia e il risultato è stato molto soddisfacente. L’unica cosa su cui la prossima volta dovrò fare un po’ più attenzione è la forma: infatti il mio bastone era troppo schiacciato e poco tondeggiante, tanto che, una volta tagliato, sembrava di avere nel piatto dei cantuccini!!!

Foto di Nicola Mauro Salza

Foto di Nicola Mauro Salza

In una calda giornata di luglio, tornando da Roma dopo aver assistito al bellissimo matrimonio della nostra nipotina Jessica, ci siam fermati a visitare Pitigliano, un paesino molto suggestivo e con una ricca storia in provincia di Grosseto.

Foto di Nicola Mauro Salza

Foto di Nicola Mauro Salza

Nei primi anni del 1600 gli Ebrei che abitavano nel territorio di Pitigliano e Sorano furono costretti da un editto del Granduca di Toscana Cosimo II dei Medici a lasciare le proprie abitazioni e concentrarsi in una zona “Ghetto” a ridosso della Sinagoga. Lo sfratto fu intimato dall’Ufficiale Giudiziario e dal Messo Notificatore mediante il gesto rituale di picchiare sulla porta della casa ebrea con un bastone. Gli ebrei, 100 anni più tardi, vollero ricordare l’imposizione subita tramite la creazione di un dolce: lo Sfratto assunse così nome e forma a ricordo della triste vicenda.

Foto di Nicola Mauro Salza

Foto di Nicola Mauro Salza

Anche Aldo Santini, nel suo libro sulla Cucina Toscana parla di questo dolce proponendo una ricetta che però, a dire il vero, questa volta non mi convince molto perchè prevede l’uso di uova e lievito nell’impasto dell’involucro, mentre il dolce che ho assaggiato io al ristorante aveva una crosta molto secca, sottile e friabile. Inoltre nel ripieno non prevede l’uso di molte spezie e aromi, ma solo buccia di limone, mentre la prima sensazione che si ha assaggiandolo è quella del profumo che sprigiona, è molto aromatico insomma.

Foto di Nicola Mauro Salza

Foto di Nicola Mauro Salza

Ingredienti per 5 sfratti:

  • 300 g di farina tipo 1
  • 60 g di zucchero
  • 1 pizzico di sale
  • 100 g di vino bianco
  • 80 g di olio
  • 300 g di miele di fiori Mielbio Rigoni di Asiago
  • cannella in polvere
  • 300 g di gherigli di noce
  • scorza di mezza arancia
  • anice in semi oppure mezzo bicchierino di Sambuca
  • un pizzico noce moscata

Procedimento:

Mettere il miele in un pentolino e accendere il fuoco. Farlo cuocere per circa 20 minuti a fuoco molto lento e sul finire aggiungere tutti gli aromi (noce moscata, anice, cannella, scorza di arancia) e i gherigli di noce tritati grossolanamente. Spegnere il fuoco e far riposare.

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Nel frattempo nel Bimby (o a mano o nella planetaria) preparare la pasta al vino che farà da involucro al nostro Sfratto: mettere l’olio e il vino insieme e emulsionarli per 10 secondi a vel.6-7. Unire quindi la farina, il sale e lo zucchero e impastare a vel. Spiga per un minuto. Stendere questo impasto molto sottilmente e ricavarne dei rettangoli di circa 25 cm per 15 cm su cui adagerete il miele con le noci che nel frattempo si sarà raffreddato. Arrotolate il tutto ripiegando le estremità al di sotto e sigillando bene i bordi. Dovrete ottenere un rotolo di circa 5 cm di diamentro. Infornate a 180°C per 20-25 minuti.

Una volta cotti, lasciateli raffreddare e quindi tagliateli a fette spesse 2-3 cm.

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Paccheri fritti ripieni di pesto e bufala

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Giorni fa nel blog Sosi dolce salato ho trovato una ricetta che mi ha intrigato moltissimo: erano dei rigatoni ripieni di pesto e bufala e fritti. Mai ricetta era capitata più a proposito visto che nel mio frigo da poco giaceva il buonissimo pesto di Mediterranea Belfiore, uno dei prodotti di punta di questa azienda, diverso da tutti gli altri pesti al basilico che avete assaggiato perchè l’ingrediente principale non è il basilico ma bensì il parmigiano reggiano stravecchio. Questo pesto non è pastorizzato e va conservato in frigorifero anche prima dell’apertura.

Ebbene, per tornare alla ricetta, i rigatoni di Sosi sembravano davvero buonissimi, però io in casa avevo solo i paccheri e per questo motivo ho dovuto stravolgere notevolmente la ricetta perchè il pacchero è molto più grosso del rigatone e friggerlo ripieno sarebbe stato quasi impossibile. Ecco che dunque l’idea è nata all’improvviso: perchè non friggere i paccheri prima di riempirli? In questo modo non si rischia che il ripieno si impregni di olio e i paccheri rimangono belli croccanti.

Ingredienti per 4 persone:

  • 15 paccheri (3 a testa più qualcuno di riserva)
  • 4 cucchiai di pesto Mediterranea Belfiore
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai di farina 00
  • 250 ml di latte
  • sale
  • noce moscata
  • 70 g di mozzarella di bufala
  • 1 uovo
  • pangrattato
  • farina per polenta taragna (farina di mais più farina di grano saraceno)
  • farina 00
  • olio di semi di arachidi
  • 1 barattolo da 340 g di salsa di pomodoro al basilico di Mediterranea Belfiore
  • parmigiano

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Procedimento:

Cuocere i paccheri in abbondante acqua salata finchè non saranno al dente. Nel frattempo preparate la besciamella mescolando sul fuoco a fiamma bassa la farina con il burro. Farli cuocere qualche minuto quindi aggiungere il latte freddo e continuare a mescolare fintanto che non si sarà addensata. Salare e grattugiarvi la noce moscata. Far raffreddare leggermente, quindi aggiungere il pesto e la mozzarella di bufala scolata e tagliata a pezzi piccolissimi. Mescolare bene.

Scolare i paccheri e adagiarli su di un panno pulito per asciugarli leggermente. Passare ognuno nella farina, quindi nell’uovo sbattuto e infine nel pangrattato mescolato in parti uguali con la farina per polenta. Friggerli in abbondante olio di semi di arachidi per un minuto e mezzo (non di più altrimenti diventeranno troppo asciutti e duri). Adagiarli su della carta assorbente per togliere l’eccesso di olio quindi riempirli con la crema di besciamella e pesto messa precedentemente dentro una sac a poche.

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Distribuirli su di una placca da forno o una teglia e cuocerli a 200° C per 15 minuti.

Distribuire un cucchiaio di salsa di pomodoro al basilico su ogni piatto e adagiarvi sopra ad ognuno tre paccheri ripieni. Grattugiare del buon parmigiano e servire subito!

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Con questa ricetta partecipo al contest “Le ricette del cuore” di Mediterranea Belfiore in collaborazione con Poveri ma belli e buoni:

cucina

Paccheri ripieni di carciofi e patate con granella di pistacchio

 

Una ricetta per EXTRA PASTA, l’iniziativa che vede protagonista l’olio extra vergine d’oliva e che è successiva a EXTRA DOLCE, di cui è già uscita la pubblicazione. Entrambe fanno parte della collana EXTRA RICETTE.

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Quando fuori dal portone di casa tutto va di corsa e gli impegni si rincorrono, quando le amministrazioni ti fanno perdere un sacco di tempo a far file e a cambiar uffici, quando il traffico ti assilla, riuscire a ritagliarsi un po’ di tempo è una vera fortuna e per me il tempo speso meglio, escludendo quello dedicato ai miei figli, è quello trascorso in cucina. Comporre un piatto per me è come realizzare un progetto: ogni piatto ha la sua importanza. Combinare gli ingredienti e armonizzarli fra loro non è sempre facile, ma quando ci riesco è motivo di grande soddisfazione. E quando poi il piatto incontra il gusto (e anche la vista e l’olfatto) dei miei familiari, allora la soddisfazione si moltiplica all’infinito.

Questo è uno di quei piatti pensati e studiati a lungo, sfogliando riviste e visitando blog fino a quando non è giunta l’idea giusta e, dal dire al fare, in questi casi, non c’è di mezzo il mare a meno che, come spesso mi capita, l’idea non arrivi in piena notte e quindi a quell’ora non è possibile mettersi a spadellare. Si, perchè noi foodblogger (parlo al plurale perchè mi è già capitato di confrontarmi con altre “colleghe” a tal proposito) ci addormentiamo pensando ai nostri piatti, a quale sarà la prossima ricetta da pubblicare e a come realizzarla al meglio.

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Ingredienti per 3 persone:

  • 24 paccheri (7 a testa più qualcuno per l’assaggio cottura e qualcuno di riserva in caso di rotture)
  • 3 carciofi
  • 1 grossa patata
  • 2 cucchiai di granella di pistacchi di Bronte
  • 100 g di ricotta
  • 1 spicchio di aglio
  • olio EVO
  • 5 cucchiai di olio EVO
  • 40 g di farina di riso
  • 500 ml di latte di soia
  • succo di mezzo limone
  • sale
  • 1 foglia di porro
  • noce moscata

Procedimento:

Lessare la patata.

Mondare i carciofi e metterli a bagno in acqua acidulata con il limone. Tagliarli quindi a striscioline.

Mettere lo spicchio di aglio diviso a metà in una padella con due cucchiai di olio. Quindi unire i carciofi e portarli a cottura aggiungendo dell’acqua calda. Salare.

Nel frattempo cuocete i paccheri piuttosto al dente e scolateli.

Quando i carciofi saranno cotti, togliere l’aglio e riunirli in un recipiente dai bordi alti e stretto insieme alla patata sbucciata, alla ricotta e a due cucchiai di acqua calda. Frullare con un frullatore ad immersione. (La stessa operazione potrete effettuarla in un robot da cucina).

Riempire i paccheri con questo composto e posizionarne 7 in piedi sopra ogni terrina monoporzione che possa andare in forno.

Tagliare la foglia di porro a striscioline e scottatele leggermente in acqua bollente, poi con ognuna legare le porzioni di paccheri.

Preparare la besciamella: scaldare l’olio e aggiungere la farina, mescolando continuamente fino a quando i due ingredienti non si siano amalgamati. Unire il latte di soia poco alla volta e sempre mescolando per evitare la formazione di grumi. Salare e grattugiarvi la noce moscata. Continuare la cottura fino a quando la besciamella ha raggiunto la giusta consistenza.

Versare la besciamella sopra i paccheri e infornare per 10 minuti a 180° e poi ancora qualche minuto con il grill acceso per dare colore.

Distribuire sopra ogni porzione la granella di pistacchi e servire subito.

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Supa Barbetta di Nicoletta

E così ho fatto anche la rima. La mia cara amica Nicoletta, appassionata di tutto ciò che riguarda la montagna, dagli sport estremi alle tradizioni culinarie, mi ha inviato questa bellissima ricetta valdese a base di toma e cavolo, molto speziata e di semplice esecuzione.

Sono felice che il blog mi permetta di condividere queste ricette, affinchè non vadano mai perdute le tradizioni culinarie della nostra bella Italia.

Ricette della tradizione: Supa Barbetta

di Adriano Ravera e Elma Schena

La supa barbetta è un piatto antico che affonda le sue origini nella soupe mitonnée e dal forte valore simbolico, un piatto che accomuna i commensali per la sacralità del pane, una liturgia presente in tutte le religioni.

Ogni anno, il 17 febbraio, è festa grande in tutta le valli valdesi per ricordare la conquista dei diritti civili firmata da Carlo Alberto nel 1848 dopo una lunga storia di persecuzioni, guerre, coraggiosa clandestinità sui monti.
“Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti delle popolazioni valdesi ci siamo di buon grado risoluti a farli partecipi di tutti i vantaggi conciliabili con le massime generali della nostra legislazione. Epperciò i Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici dei nostri sudditi, a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università e a conseguire i gradi accademici” si legge nelle Lettere Patenti conservate nel museo di Torre Pellice, la Ginevra italiana nella definizione di Edmondo De Amicis.

La notizia, giunta improvvisa dopo secoli di repressioni sanguinose, scatenò forte entusiasmo tra la popolazione. Ibarbet* (da barba, l’appellativo dei predicatori itineranti che giravano a due a due per l’assistenza spirituale nelle famiglie) accesero enormi falò sulle montagne per salutare la libertà. Seguirono funzioni religiose, cortei, discorsi e un grande banchetto nel cortile dell’Hotel de l’Ours con trecento commensali.

A Torre Pellice, dunque, il 17 febbraio è festa per ricordare “l’emancipazione”, momento di affratellamento anche a tavola: indossati gli antichi costumi della valle, la gente si ritrova davanti alla soupa, la tradizionale zuppa di pane, brodo e toma fresca più conosciuta, per la sua origine, come soupa barbetta. La ricetta, già preparata a Natale e Capodanno nelle vecchie famiglie cattoliche, è di facilissima esecuzione perché a base di semplici fette di pane raffermo cotte a lungo in buon brodo di carne fino a raggiungere la giusta omogeneità. La regola impone di mai rimestare: a fine cottura pane e grissini devono rimanere integri.

* Barbet, in Piemonte divenne negli anni sinonimo di persona lontana dalla religione, eretico o anche ateo. Barba, è lo zio e, in una connotazione più estesa, un segno distintivo dei maschi più autorevoli. Tra i valdesi diventò anche una forma di prudenza: il termine creava voluti equivoci facendo credere che il predicatore fosse persona di famiglia, un modo per depistare gli inquisitori.

Ingredienti:

  •  500 gr di grissini o pane raffermo,
  •  300 gr di toma fresca,
  •  100 gr di burro,
  •  2 litri di brodo di carne,
  •  2 foglie di cavolo verza,
  •  spezie miste: chiodi di garofano, noce moscata, cannella.

Preparazione
Ungere di burro il fondo di un tegame di terracotta, o meglio ancora di una “basina” di rame, e ricoprirlo con le foglie di cavolo; sistemarvi sopra uno strato di grissini e di pane raffermo a pezzetti, coprire con un po’ di toma fresca a dadini, qualche fiocco di burro e insaporire con un pizzico di spezie in polvere. Ricoprire con un altro strato di grissini e pane, uno di formaggio, fiocchetti di burro e spezie fino a esaurimento degli ingredienti.
Bagnare con il brodo e cuocere a calore moderato per circa due ore senza mai rimestare. Servire molto calda con burro spumeggiante insaporito da qualche chiodo di garofano.

Ziti ripieni in un letto di besciamella ai funghi

 

Da qualche mese avevo messo nella mia dispensa questa particolarissima pasta certa che prima o poi avrei trovato l’ispirazione giusta per utilizzarla al meglio.

Bene, quest’oggi quel momento è arrivato e, anche se una serie di eventi hanno remato contro il mio progetto (vedi figlio da andare a prendere a scuola con la febbre a 38°), io non mi son data per vinta: abbiamo solo mangiato un po’ più tardi del solito.

Prima che vi precipitiate a comprare gli ingredienti vi avverto che questo è un primo piatto che richiede un’infinità di pazienza, pazienza che comunque poi verrà ripagata dagli apprezzamenti dei vostri commensali.

Ingredienti: 

  • 250 g di ziti
  • 300 g di funghi surgelati
  • 1 manciata di porcini secchi
  • 1 salsiccia fresca
  • 1 scalogno
  • prezzemolo
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • 250 g di Philadelphia
  • 10 pomodorini secchi
  • 30 g di burro
  • mezzo litro di latte
  • 50 g di farina
  • noce moscata
  • sale
  • olio EVO
  • parmigiano grattugiato

Procedimento:

Nel Bimby (o nel vostro robot da cucina) tritate finemente i pomodorini, quindi amalgamarli al Philadelphia. Con questa farcia riempire una tasca da pasticcere con una bocchetta piuttosto larga (io ne ho utilizzata una un po’ piccola perciò ho faticato tanto a riempire i miei ziti!)

Mettere l’acqua sul fuoco e appena bolle, salarla e gettarvi gli ziti. Cuocerli al dente, quindi scolarli e distribuirli su un canovaccio sopra un tavolo da lavoro.

Ammollare i porcini in acqua calda.

Tritare lo scalogno e un po’ di prezzemolo (nel Bimby qualche secondo a vel. 7-8). In una padella mettere dell’olio e far soffriggere lo scalogno e il prezzemolo insieme alla salsiccia sbriciolata (nel Bimby 3 min. vel. 2 100°). Unire i funghi surgelati e quindi i porcini strizzati dall’acqua. Far cuocere mezz’ora sfumando all’inizio con il vino bianco. Se si asciugano troppo bagnarli man mano con un po’ di acqua.

Quando saranno cotti, tritarli grossolanamente (nel Bimby 8 sec. vel 6-7).

Preparare la besciamella: fate sciogliere il burro in una pentola, aggiungere la farina e mescolare bene in modo da non formare grumi, dopo un paio di minuti aggiungere il latte e continuare a mescolare finchè non si sarà addensata, aggiungendo una grattugiata di noce moscata e il sale.

Se preparate la besciamella nel Bimby, inserite nel boccale tutti gli ingredienti e cuocere 12 min. 90° vel. 4. coprendo il tappo con il cestello per evitare di schizzare.

Mescolate adesso la besciamella con i funghi.

E ora comincia il lavoro da certosino: tagliate gli ziti in 3-4 pezzi ognuno, quindi riempiteli uno ad uno con il composto di Philadelphia e pomodorini.

Ricoprire una teglia da forno con un piccolo strato di besciamella ai funghi e quindi adagiate gli ziti riempiti in modo da ricoprire la teglia. Stendete un altro strato di besciamella e uno ancora di ziti fino a finire tutti gli ingredienti. Io ne ho fatti tre strati.

Spolverizzare col parmigiano e cuocere in forno a 200° per 20 minuti, accendendo il grill verso la fine per fare in modo che si crei una crosticina superficiale.

Appena terminata la cottura, tirate fuori dal forno e fate riposare per 5-10 minuti (in questo modo sarà più facile porzionarli). Spolverizzare con del prezzemolo tritato.

Con questa ricetta partecipo al contest di Acqua e Farina: